San Siro finalmente vestito a festa, Milan brillante e padrone ma che sfortuna!

Paolo Vinci

In un San Siro finalmente vestito a festa, con record d’incasso annuale in campionato, abbiamo assistito ieri sera ad una bella sfida tra la capolista Juventus ed un Milan, brillante e padrone assoluto del campo nel primo tempo.

Un Milan che non solo ha dimostrato di non meritare i trenta e passa punti di distacco dalla Juventus, ma che, anzi, l’ha messa in palese affanno, meritando un vantaggio di almeno due punti alla fine della prima frazione di gara. Ed invece, una Juventus cinica ed opportunista, ha terminato il primo tempo in vantaggio, grazie ad un guizzo del suo irresistibile binomio di attaccanti Tevez – Llorente, con lo spagnolo che ha finalizzato con un guizzo, proprio all’ultimo minuto, lucrando una dormita collettiva della difesa rossonera.

E’ il calcio! Bello e paradossale, molto spesso ingiusto. Ma che sfortuna rossonera!

In vantaggio ci sarebbe dovuto essere il Milan, per non aver saputo sfruttare almeno sette palle gol limpide ed invece è stata la capolista ad andare al riposo in (immeritato) vantaggio.

Sono però alcuni particolari che fanno riflettere.

Il primo, è quello concernente la scarsa affidabilità della difesa rossonera, indipendentemente dalla prestazione dei singoli. Tra i quali apparentemente è spiccata la prestazione di Rami, che, invece, di converso, nell’azione topica del gol di Llorente, ha sbagliato per ben due volte, risultando negativamente decisivo (come, nella circostanza, lo stesso Abbiati, a passeggio per l’area di rigore).

Non solo!

L’attacco ha creato tanto, grazie ad un meraviglioso Pazzini (come farà Seedorf a rimetterlo in panchina?), centravanti coraggioso ed audace, di altri tempi, che ha innescato più volte uno spento Kakà ed un Taarabt non in migliore serata. E lo stesso Poli, ottimo nelle ripartenze e negli inserimenti, sfortunato ed impreciso nella finalizzazione.

E’ chiaro che se non si riesce a mettere la palla dentro, qualcosa non va. Ed occorre chiederselo. Intervenendo necessariamente. E mister Seedorf ha mezzi e capacità, oltre che entusiasmo per risolvere il problema già in questo finale di campionato.

Avevamo detto e lo ribadiamo che il Mister sta spruzzando entusiasmo in continuazione ed ovunque. E ci si auspica che questo possa divenire la risoluzione di tutti i mali di questa strana stagione.

Forse è un problema psicologico, forse è un problema di tensione eccessiva, che si radica in giocatori non olimpicamente sereni, considerata la difficoltà a risalire la china di una classifica deficitaria.

Comunque, la squadra sta crescendo, specialmente sotto il profilo atletico e tecnico. Il primo tempo e lo stesso secondo fino al raddoppio alla metà della frazione da parte di un Tevez stellare (quanti rimpianti, non averlo acquistato due anni orsono!!!!) hanno evidenziato la prestazione migliore in tutta la stagione, meglio della pur la vittoriosa trasferta di Marassi.

E questo fa ben sperare soprattutto guardando all’ottavo di finale di Champion League ed alla trasferta dell’11 marzo al Vicente Calderon, per un ribaltamento del risultato, che appare difficilissimo, ma non impossibile, nonostante lo stesso Atletico abbia dimostrato, proprio ieri, di essere in grado di tenere testa al Real Madrid, pareggiando una gara che lo vedeva in vantaggio fino a sei minuti dalla fine e che, obiettivamente, avrebbe meritato di condurre in porto vittoriosamente.

La squadra, ieri, è apparsa, specialmente nel primo tempo, sempre più compatta, unita, con un interscambio tra i reparti che sta evolvendo positivamente e tutto ciò fa ben sperare per il finale di stagione. Seedorf, nell’incontro di ieri, è passato da un 4-2-3-1 addirittura, nel secondo tempo dopo il raddoppio juventino, ad un 4-1-4-1, spregiudicato e pericoloso per le ripartenze della capolista. Questo schema non ha funzionato per sfortuna, costante in tutta la serata, ma anche per la scarsa vena di uno spento Saponara e di un evanescente Honda.

Ci si auspica che in Spagna, la settimana prossima, si possano recuperare i giocatori infortunati e che quelli più in difficoltà possano risolvere i loro problemi.

Occorre essere al top per sognare di ribaltare l’inerzia di un  ottavo di finale che, oggi come oggi, appare compromesso. Occorrono, sacrificio, costanza, determinazione e condizione atletica.

Ci vuole, soprattutto, quella che ieri sera ha sorriso alla Juventus. Sfacciatamente!

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