Finalmente è finita. Voltare pagina e ricominciare

Macagnino

Dite la verità, un’agonia del genere non la vivevamo da un bel po’, eh?

Mai come quest’anno abbiamo avuto la sensazione che più che una stagione calcistica fosse un calvario, un’autentica Via Crucis, nella quale ogni partita rappresentava una stazione. Un cammino straziante non tanto per i risultati scarsi, quanto per la consapevolezza acquisita man mano di essere in mezzo a una strada. Nessuna unità d’intenti, navigazione a vista, un presidente in tutt’altre faccende affaccendato, due amministratori delegati (due, per non farci mancare nulla!) che a malapena si rivolgono la parola, una squadra è infarcita di improbabili mestieranti, per carità professionisti rispettabilissimi ma calati in una realtà più grande di loro. Perché siamo il Milan, è giusto ricordarlo, nonostante l’annata che volge al termine ce l’abbia fatto dimenticare più d’una volta. In tutto ciò, l’unica figura che sembrava aver riunito tutte le anime del tifo milanista, l’allenatore, è vittima di un bombardamento senza precedenti. Qualcosa non quadra. Come se non bastasse il rettangolo verde a sbertucciarci. Il Milan mai come ora è una società divisa, ancor prima che una squadra non all’altezza della sua gloriosa storia. Eppure il buon Clarence, “beffettona” di Bergamo a parte, qualcosa di positivo era riuscito a tirare fuori. Il perché si cerchi un nuovo allenatore a tutti i costi, magari non lo sapremo mai, quello che invece è certo, è che i rossoneri da un po’ di tempo a questa parte dispensino e sprizzino autolesionismo da ogni poro.

Catastrofismi a parte, i quali purtroppo nel nostro caso corrispondono alla reale situazione, qualcosa di buono c’è. Oltre al vero e incondizionato amore dei tifosi resta la bacheca, ovvio, ma anche una schiera di calciatori -non tanti, a dir la verità- da cui ripartire. Difficilmente si può fare peggio di così, ma è assodato che l’obiettivo della prossima stagione sarà fare bene, benissimo, e non solo meglio di quanto fatto, o meglio non fatto quest’anno. Ripartiamo da Rami e Taarabt, dimostrate ai tifosi che ci tenete davvero. Tirar fuori quei soldi per i riscatti non sarà solo una transazione, ma una dimostrazione di essere ancora in vita e non brancolanti nel buio. Ripartiamo da De Sciglio, sperando che questa stagione horribilis sia solo un incidente in un percorso verso la gloria eterna. Ripartiamo da Nigel de Jong, autentico gladiatore, quasi mai sotto la sufficienza quest’anno, e credetemi non era facile. Ripartiamo da Mario, uno che nonostante spesso giochi al minimo può comunque farti vincere le partite da solo, sperando che sia questo l’anno della famigerata maturazione definitiva. Ripartiamo dall’umiltà di Poli, dalla freschezza di El Shaarawy, dalla professionalità di Pazzini, dal cuore di Kakà che, nonostante fisicamente non sia più quello di una volta, è forse l’unico che può far capire agli altri cosa significhi indossare quella maglia, difendere quei colori, giocare per il Milan. A tutto ciò bisogna aggiungere un mercato degno, programmato e pensato, per spiegare coi fatti e non solo con le parole la definizione “gioiello di famiglia” riferita al Milan, anche quando non si è in campagna elettorale. Finalmente è finita. Ora voltiamo pagina e ricominciamo.

 

RIPRODUZIONE RISERVATA

1,016 Visite totali, nessuna visita odierna

Commenti

commenti