Inzaghi: un tedesco a Milanello

Fabio Conte

La presentazione del Milan nella nuova sede sembra aprire una nuova era. Se lo stadio di proprietà è un progetto, MIlanello il laboratorio, la bottega, Casa Milan sta diventando un punto di riferimento per tifosi, curiosi e turisti.

Il salotto buono e moderno  dove accogliere gli ospiti, la dimora del cuore, il nido da cui spiccare il volo. Quindi nuova presentazione e nuova casa, ma nuovo Milan? Se una parte della società spinge per nuove rotte, commerciali e organizzative, con Barbara Berlusconi per intenderci, lo storico e navigato Adriano Galliani confida su metodi e conoscenze consueti, che l’hanno portato a grandi risultati in passato e qualche topica più recentemente. L’arrivo a parametro zero, o come “free agent” come preferisce si dica l’AD, di due ottime pedine come Alex e Menez, vanno bene per iniziare il mercato, ma venduti gli esuberi, speriamo arrivi qualche altro acquisto importante a nobilitare gli schemi del nuovo tecnico  sull’impronta di quelli vincenti del c.t. tedesco Loew. La vittoria del mondiale brasiliano da parte della Germania, giovane e bella, ha fatto proseliti ed ora tutti si ispirano ad un progetto nato dieci anni fa, e che fino a domenica non aveva ancora alzato trofei, ma che esprimeva comunque un gioco corale ed una freschezza mirabili. Ricordiamoci però che questa nuova era tedesca, nasce in un ambiente dove sobrietà e rigore pervadono tutta la società civile e, calcisticamente parlando, dove la qualità della prestazione viene prima del risultato finale. Dove quindi si son potuti chiedere sacrifici e pazienza prima di ritornare sul tetto del mondo come movimento calcistico, non solo vincendo la finale. Diverso, per esempio, fu la vittoria dell’Italia nel 2006 che coprì e distolse l’attenzione su una situazione a dir poco imbarazzante del calcio italiano, quasi l’ultimo colpo di coda di una predominio calcistico che andava a scemare. Ma talvolta impegno e sacrificio ci sono anche da noi e proprio questi  sono i comandamenti di Pippo Inzaghi.Vuole creare un gruppo coeso e risoluto che abbia nelle regole -addirittura anche alimentari- e nel rispetto, le basi per poter arrivare ai risultati a cui aspirano società e tifosi. Inutile dire che qualche giocatore non proprio ligio è venuto subito in mente a tutti, e tutti l’aspettano al banco di prova. Quello che personalmente mi ha colpito però, è stata la serietà scolpita sul volto del nuovo allenatore. Così come Inzaghi calciatore dimostrava tensione e nervosismo prima della gara, concedendosi però  dopo la partita –soprattutto se condita con un suo gol- ai microfoni e ai tifosi con un generoso sorriso, ecco che la tensione e la concentrazione sembra possano rimarranno un bel po’ a corrugare lo sguardo del nostro allenatore: finché non sarà soddisfatto, finché non avrà vinto. In questo sembra assomigliare  ad Antonio Conte. Sarà un caso che mentre Pippo arriva Antonio lascia? Forse un campionato come il nostro non  può sopportare più di un “tedesco” sulle panchine di Serie A. Speriamo di raccogliere il testimone delle vittorie, ma speriamo anche come  insegna la Germania, d’iniziare a cambiare la mentalità del calcio italiano cercando solidità e autonomia economica in società, spregiudicatezza e bel gioco per la squadra: sarebbero i successi più duraturi.

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