Milan: seguirlo è un atto di fede

Fabio Conte

Il calcio, si sa, è una religione. Una religione con riti, liturgie e precetti. Il precetto cardine per un tifoso è quello di veder giocare la propria squadra ogni domenica, o giorno deputato visto che il calcio moderno spalma generosamente l’appuntamento durante il fine settimana.

Comunque un tifoso devoto, nel tempio preposto o davanti alla televisione se impossibilitato a raggiungerlo, una volta alla settimana almeno, deve sentir accendersi e palpitare il proprio credo davanti ai propri colori. Ecco, oggi i tifosi rossoneri devono fare un atto di fede, per riuscire a vedere fino alla fine una partita del Milan. Si domandano dove sia finito quel fervore che faceva vedere dei ragazzi con le magliette a strisce rosso e nere simili a dei, che riuscivano a sconfiggere le forze del male vestite  con diversi colori. Il celebrante, a fine liturgia, ripete imperterrito la stucchevole litania del “lavoro” da compiere, neanche fosse un benedettino dell’ordine del “ora et labora”, si accontenta del misero desco, aspetta che la provvidenza migliori le cose.

La metto un po’ sull’ironico con questa similitudine anche se è forte la delusione che pervade i tifosi milanisti e la voglia di scherzare è poca. Sembra davvero un obbligo, un precetto appunto ma imposto, quello di seguire una partita del Milan, quando invece dovrebbe essere un piacere, una gioia, ma oggi tra chi non ha una fede granitica le defezioni aumentano. Pensando agli avversari si ha sempre l’impressione che siano superiori, difficilmente superabili, accidentalmente battibili. Difficile per il Milan glorioso e carico di coppe calarsi in una realtà da provinciale, senza avere per altro lo spirito guascone da incursore, ma un andamento lento e timoroso. E pur essendo partiti quest’estate con grande entusiasmo e forti speranze, circondati dall’abbraccio dei tifosi, assetati di rivincite nel futuribile scenario di Casa Milan, ci si ritrova oggi senza certezze, ad aspettare la fine della stagione per mettere un punto a questo strazio. Via via si sono ridimensionati gli obbiettivi scendendo da un probabile terzo posto (promettendo però una grinta a mo’ di Atletico Madrid che aveva vinto la Liga! sic!), ad un possibile piazzamento per l’Europa League, arrivando a guardarsi alle spalle per calcolare il raggiungimento della non scontata “quota 40”. Tutto questo in un campionato mediocre dove, malgrado tutto, resta possibile matematicamente, per i tentennamenti e gli impegni infrasettimanali delle squadre che precedono i rossoneri, raggiungere un posto nelle coppe. Aggiungiamoci il numero di infortunati, sempre molto alto negli ultimi anni in antitesi con la velocità e l’intensità espressa dalla squadra, e  la possibilità di una preparazione mirata a coprire l’unico impegno settimanale che non sta dando però la brillantezza auspicata e necessaria. Infine qualche critica dovrà pur cadere anche sulle spalle dei giocatori incapaci, al di là delle qualità tecniche, a dimostrare quelle doti di grinta, di carattere e di attaccamento che possano travalicare il trend depressivo che sta avvolgendo, come una nuvola d’incenso, la stagione del Milan.

Preghiamo quindi, perché si concluda al meglio ed al più presto questa tribolata stagione e che da questa esperienza la società riesca, traendo le dovute conclusioni, far risorgere un progetto se non immediatamente vincente, almeno appassionante, che possa far rinascere nei fedeli – pardon, tifosi – delusi, la speranza in un Milan che ritorni, presto e bene, nell’alto delle classifiche.  Amen.

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