-
EDITORIALE DEL GIORNO
Pippo e il giocattolo rotto
21 gennaio, 2015 9:06 am
Fabio Conte
Quello che stupisce alla fine è la rassegnazione dei tifosi milanisti. Uscendo dallo stadio, girando per la città, parlando con chi ti conosce e sa della tua passione rossonera, quello che traspare è la sfiducia, l’accettazione delle sconfitte.
Rassegnazione e dubbi che sembravano trasparire anche negli sguardi dei giocatori. E, spero di sbagliarmi, al di là delle parole di circostanza di impegno e di rivalsa, un’insicurezza che mi è sembrato cogliere anche negli occhi del nostro allenatore a fine gara. I fischi, doverosi dopo la prestazione contro l’Atalanta, al di là della sconfitta, sottolineavano domenica l’atteggiamento e l’assenza di gioco che lasciano poche speranze in pronte resurrezioni. Lo scoramento è figlio dell’ennesima stagione negativa in contrasto con le illusioni e le aspettative di inizio stagione. Sembrava, con l’arrivo di Inzaghi, di aver aperto una nuova stagione di crescita che, fermo stando il gap con le prime della classe, lasciava qualche speranza per un buon inserimento. Quello però che a mio parere ci si augurava era finalmente di tornare a divertirsi guardando giocare il Milan. Ok, le vittorie, soprattutto nella mentalità italiana, sono la maggior garanzia di divertimento, ma una squadra che gioca, corre segna qualche motivo in più per farsi seguire l’avrebbe. E all’inizio sembrava di essere sulla buona strada. Si incassava qualche gol di troppo, ma davanti c’era sempre la speranza di un numero, di una giocata ficcante, di un’azione che portasse in rete. L’aggiustamento della difesa, nelle partite che son seguite, ha portato alla diminuzione della brillantezza in attacco, ma si pensava e sperava fosse fisiologico in una squadra che cercava la sua via e il miraggio della terza piazza. Tra qualche scivolone sono poi arrivate le buone prove con Napoli e Roma che hanno fatto passare un buon Natale ai tifosi rossoneri e che sembravano presagire ad una costante crescita e invece, con la ripresa del campionato, tutto s’è bloccato, il giocattolo s’è rotto. Oggi sembra mancare la speranza che il giocattolo si possa aggiustare. Sono bastate tre partite, tre prestazioni veramente indecorose, per far crollare certezze evidentemente fragili. Per ritrovare la fiducia accordatagli da dirigenza, giocatori e tifosi, Pippo Inzaghi è chiamato a ritrovare e ricreare lo spirito d’inizio campionato, e dare spensieratezza, allegria e leggerezza al gioco, al di là dei moduli. Pazienza se si prenderà qualche gol in più. Non si vincerà il campionato e questo lo sapevamo. Non si arriverà al terzo posto, ed era comunque difficile. Ma si getteranno le basi per far tornare la gente, contenta di andarsi a vedere una bella partita a San Siro. Basta depressione, basta rassegnazione, credo sia il momento di gettare il cuore oltre il recinto dei punti. Il Milan deve trovare ancora una volta un’innovazione per il depresso calcio italiano. E la potrebbe trovare proprio col suo allenatore, senza esperienza, ma che ad inizio stagione puntava tutto sul gioco frizzante e brioso. Cerchiamo di giocare tutte le partite al massimo, a viso aperto. Non posso credere che andremmo peggio di così. Il nostro mister continua a ricordare da dove siamo venuti, cioè dall’ottavo posto. Alla fine del girone d’andata siamo esattamente allo stesso punto. Basta calcoli, basta scuse. Questa squadra, questi giocatori, questo tecnico possono e devono fare di più. L’unica via sarà trovare la strada del gioco. La difficoltà sarà dissolvere la nebbia depressiva, la cappa di avvilimento che avvolge la squadra, e adesso anche l’ambiente. Pippo Inzaghi è chiamato a dimostrare di poter diventare un allenatore. Un allenatore di uomini e di teste. Un allenatore da Milan. Poi naturalmente ci sarà da lavorare in società per dare l’anno prossimo, a Pippo o chi per lui, una squadra competitiva che torni finalmente a cercare di vincere, e non di piazzarsi se va bene.
RIPRODUZIONE RISERVATA
2,077 Visite totali, nessuna visita odierna








