Milan: 3 punti in 4 partite sono comunque preoccupanti

Paolo Vinci

Cari Tifosi Rossoneri,

esce, dall’anticipo del sabato dell’undicesima giornata, un Milan decisamente più in palla di quello che, alla luce della gravissima sconfitta col Palermo, ci si aspettasse.

E’ una lieta sorpresa, che tranquillizza un po’ l’ambiente di Società e Squadra, scossi non poco da quella debacle casalinga e che, anche alla luce degli altri risultati delle dirette concorrenti per l’Europa, mantiene il Milan in quel limbo non troppo differente dalla posizione in cui si era trovato alla fine dello scorso sfortunato torneo.

Tre punti nelle ultime quattro partite, con avversari che tutto sommato non costituivano ostacoli insormontabili, rendono comunque preoccupante l’intero contesto e costituiscono una somma obiettivamente deludente.

Un punto fermo di analisi che deve essere di autocritica, se si stanno a cuore veramente i Gloriosi Colori Rossoneri.

Perché da questa analisi, obiettiva e cruda, scevra da qualsiasi sdolcinamento, si deve ripartire per scalare la classifica, avendo quell’”animus” necessario a permettere lo sprigionarsi di quelle risorse umane che il Buon Pippo, dispensando ottimismo a destra e a manca, cerca di far risaltare in una rosa non sempre in sintonia col suo spirito di combattente di razza.

L’obiettivo di raggiungere il terzo posto della classifica, l’ultimo buono per la Champions League, che il Popolo Rossonero in un certo qual senso “accarezza” sempre ed alimenta come una piccola fiammella nel profondo dell’animo, pur sapendolo quasi impossibile (il Napoli vola e si è ripreso, con pieno merito e dopo la vittoria al Franchi, il terzo posto in perfetta solitudine!), almeno per il momento, va accantonato.

Ma deve restare, almeno quale stimolo, per fare bene.

Il pensare positivo di Pippo Inzaghi si scontra non solo con una squadra che – è sotto gli occhi di tutti – ha un “problemone” in difesa, reparto che non da mai garanzia di sicurezza ma rischia di essere sterile se non si trova un definitivo un equilibrio tecnico, strutturale, tattico, prima ancora che psicologico.

Nello scorso editoriale avevo rilevato che era impensabile giocare con uno schema da grande squadra se poi si dispone di una rosa che consiglierebbe prudenza!

In buona sostanza, occorre avere l’umiltà da provinciale, anche se questo aggettivo può creare imbarazzo nella squadra più titolata al mondo.

Ma,purtroppo, è così!

Sono questi i tempi e vanno vissuti e derubricati.

Basta considerare le undici partite fin qui giocate, nelle quali il Milan, forse eccetto Verona, non ha mai dato dimostrazione di superiorità schiacciante nei confronti dell’avversario.

Peraltro, la squadra, che non è più riuscita a vincere dopo quella domenica al Bentegodi, esprime il miglior gioco, proprio come le provinciali, allorquando a fare la partita sono gli avversari, divenendo, nelle ripartenze e nel gioco di rimessa, a volte devastante. Sfruttando le qualità dei vari Menez, Faraone (salutiamo il suo ritorno al gol in campionato 622 giorni dopo), Bonaventura e Honda (non di queste ultime giornate ove palesa una preoccupante involuzione).

Si vede lontano un miglio che mancano giocatori in grado di dettare il gioco e di governare il centrocampo.

Ora arriva la pausa per le Nazionali.

Speriamo porti riflessione soprattutto tonifichi anima e corpo ai nostri Giocatori.

Forza Vecchio Cuore Rossonero!

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