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EDITORIALE DEL GIORNO
Milan: Carpi e paperi, e le vox populi
Rieccoci scivolati sulla buccia di banana. Questa volta si chiama Carpi e viene dopo la vittoria con la Sampdoria a ridimensionare sia il risultato che la prestazione della settimana scorsa, dando invece corpo alle preoccupazioni sorte in settimana per la Coppa Italia.
Al Braglia di Modena, stadio che ospita gli emiliani, s’è visto un Milan confusionario, impreciso e sfortunato. Se il ritmo imposto dalla squadra di Castori è stato inizialmente controllato dai rossoneri che se lo aspettavano, quando è stato il momento di prendere le redini della gara è mancato il colpo vincente, la stoccata decisiva. Si è avuto, soprattutto nella seconda metà del primo tempo e nel finale del secondo, l’impressione che mancasse, al di là delle capacità, quel pizzico di fortuna che a volte fa sì che la palla sbuchi tra muri di gambe, o che rimpalli favorevoli superino l’avversario, o palloni compiacenti s’insacchino beffardi e, servirebbe anche questo, occhi giudicanti colgano abbracci calorosi in area. Insomma, mettendola un po’ sul ridere, dopo anni da supereroi i tifosi milanisti stanno prendendo la sindrome di Paperino. Si sentono in debito con gli dei del pallone e impotenti contro il fato dimentico dei gloriosi colori rossoneri, sfortunati insomma. Come Paperino ci si può affidare ai tre sagaci giovani Qui Donnarumma, Quo Romagnoli e Qua Bonaventura, che garantiscono il futuro, ma non tutti nel gruppo offrono le stesse garanzie. Topolino Mihajlovic, arrivando da un’altra realtà/città sembra non riuscire a trovare la soluzione del giallo della discontinuità, cosa d’altra parte non riuscita nemmeno a Pippo. Così i tifosi e giocatori Paperino sperano nell’aiuto di Paperon de Berlusconi -molto meno avaro dell’altro Zio Paperone- criticando il suo braccio destro neanche fosse un Ciccio di Nonna Papera qualsiasi e non un Archimede Pitagorico del mercato. Certo suscita stizza e dispetto la fortuna dei cugini Gastone, che sembrano coccolati dal destino, baciati dalla sorte ogni domenica. Ma bisogna ricordarsi che prima o poi la fortuna finisce, tra la soddisfazione dei più, Gastone mangia la polvere e trionfa il candore e la spontaneità di Paperino..almeno nella fantasia.
Sapendomi appassionato, conoscendo la mia costante presenza, immaginando chissà quali entrature, molti milanisti e non, mi chiedono perché la curva ce l’abbia con Galliani. Vedo di elencare, perché non credo di spiegare. Dunque a Galliani una vox populi ricorrente imputa di fare affari, che gli varrebbero importanti vantaggi personali (mica è stipendiato dal Milan!), sempre coi soliti procuratori e presidenti. Quest’anno Bacca, Luiz Adriano e Romagnoli, come Bonaventura la scorsa stagione, sono stati trattati con procuratori lontani dal giro sospetto. Bertolacci non è stato un esempio di lungimiranza economica visto che l’amico presidente ci ha fatto (legittimamente) una bella cresta. Meno male che poi il bieco Adriano ha fatto pace riuscendo a portar a casa all’ultimo l’efficace Kucka. L’anno scorso a cordoni chiusi comprava solo parametri zero, quest’anno ha speso troppo e non ha preso un centrocampista: Witsel a 35 milioni o Soriano a 12 non mi pare siano stati soffiati da altri concorrenti anche con maggiori disponibilità, né mi pare che per ora, Kondogbia sia l’artefice principale del buon campionato fatto fin qui dall’Inter. Il procuratore amico poi è irrilevante se si parla di Ibrahimovic, è sospetto se riporta Balotelli gratis, è invasivo se ingaggia tra i suoi Donnarumma. D’altronde Galliani ha spesso progettato maldestramente: su tutti il mancato acquisto di Tevez, per tenere Pato. Ci sarebbe da andare avanti ovviamente, con reali errori capitati in una carriera pluriventennale, e grandi intuizioni, ma mi pare che l’esperienza sia innegabile. Braida che l’ha affiancato per tanti anni s’è defilato quando sembrava scoppiare la “Guerra dei Roses”. Maldini ha forse ragione quando dice che per una rifondazione, avrebbero aiutato i suggerimenti di qualcuno che avesse una valutazione più “di campo”, ma nel Milan di questi anni non son mancati altri ex giocatori con mansioni dirigenziali o tecniche che potessero dire la loro, e mi rifiuto di credere che non siano mai stati interpellati. Insomma è difficile capire perché il disappunto della curva, comprensibile in un momento così difficile della squadra, individui però un unico responsabile. A meno che non ci siano altre motivazioni, a meno che non ci siano altre manovre, a meno che ci siano altre spinte o sponsorizzazioni. Non c’è chiarezza, e il tifoso ne vorrebbe.
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