Milan: ci vorrebbe Freud!

Paolo Vinci

Carissimi Tifosi,

dopo la pessima prova casalinga contro il Napoli, ove tutto – proprio tutto – era sembrato sbriciolarsi dinanzi agli occhi increduli dell’Appassionato Rossonero – ma, a dire il vero, anche della stessa critica – il Milan, nell’anticipo della ottava giornata era chiamato a dare una risposta forte e convincente scendendo all’Olimpico di Torino, contro una squadra, quella granata, ben guidata dal miglior tecnico che in questo momento allena in Italia e ricca di giovani individualità.

Il tutto dopo due settimane di polemiche, interventi dei più disparati, gogne mediatiche, giuste o ingiuste, nei confronti del Tecnico e dei Calciatori, insomma un vero pandemonio giornalistico attorno al “Mondo Milan”.

Insomma,  ci si era risvegliati da “un bruttissimo sogno, infranto, prima ancora da un Napoli stellare”, dalla stessa incapacità dei giocatori, di prendere consapevolezza dei loro mezzi tecnici e, soprattutto, psicologici.

Che fosse un problema di autostima ce lo aveva anticipato, nella rituale conferenza post-partita, lo stesso Sinisa,  ribadendo che “occorresse chiamare Freud”.

Tutti, insomma,  Giocatori, Allenatore, Società erano sulla graticola e la partita dell’Olimpico costituiva uno spartiacque fondamentale, già all’ottava giornata.

Il Tecnico, poi, quasi a suggellare che “a comandare e fare le scelte era solo lui” aveva clamorosamente modificato lo schema, passando da un classico 4-3-1-2 ad un 4-3-3 e, udite udite, con l’accantonamento di qualche giocatore e l’innesto, a sorpresa, di Alex e Cerci.

In buona sostanza, una vera e propria rivoluzione.

Dopo quello che era stato definito “il momento più basso dell’ultimo ventennio”, ci si aspettava una reazione vibrante da parte di tutti ed i Tifosi, sempre attenti, lo avevano fatto capire, dopo le avvisaglie della settimana, con uno striscione dal contenuto chiarissimo confezionato sugli spalti del vecchio Comunale Granata, col quale ricordavano alla squadra di essere “all’ultima spiaggia”.

Come è andata?

C’è stata la reazione sperata?

Nossignore.

Il Milan ha preso un brodino caldo, salutare per ripararsi dal primo freddo autunnale e dal vento insidioso che scendeva dalle Alpi Torinesi.

Ma nulla più.

Cromosomicamente,  la squadra ha palesato tutte le sue difficoltà psicologiche, le sua paure, la sua incapacità di mantenere il risultato e soprattutto di ribaltarlo quando il frangente lo richiede.

Non è un problema di questo campionato, peraltro appena iniziato, ma è un problema endogeno ed antico, che trova radici nelle precedenti gestioni ed al quale il buon Sinisa non ha apportato alcun giovamento. Almeno fin qui.

Fatto sta che in vantaggio e con il pallino in mano, ha sprecato il raddoppio, facendosi raggiungere da un errore difensivo – l’ennesimo, a suggellare il 14° gol incassato, vice peggior difesa del campionato – al quale ha contribuito non poco uno stralunato Diego Lopez, battuto sul proprio palo, e soprattutto facendosi sovrastare, forse per la “ricomparsa delle streghe” negli ultimi venti minuti da un Toro fin lì assopito e clamorosamente rigenerato dalle paure Rossonere.

Insomma, il solito problema psicologico, i soliti problemi tecnici della squadra.

Si, prendiamolo come un brodino caldo e niente più.

Ma ora occorre vincere, fare un filotto, risalire la classifica, se non si vuole  rimanere ancora in mezzo al guado di un mediocre campionato come gli ultimi due. Contro chiunque. Senza distinzione di sorta.

Ci vorrà un miracolo?

Sembra proprio di si.

Non mettiamo limiti alla Provvidenza….

Buona settimana Meravigliosi Tifosi, Rossoneri e non.

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