Milan: dopo il sogno, la dura realtà!

MR_Bertone

Dopo il sogno, la dura realtà. E’ durata poco la speranza di vedere un Milan in lotta per il titolo, alla pari con Juventus e Roma, ma forse è meglio così.

Parliamoci chiaro, ci sono solo due modi per costruire progetti vincenti: soldi o programmazione. Con i primi si può anche tentare di vincere subito (ma devono essere tanti e comunque non esiste garanzia di successo), con la seconda, a meno di clamorosi colpi di scena, ci vuole tempo. Inutile dire su quale strada abbia puntato Via Aldo Rossi, dunque armiamoci di pazienza e diamo a Inzaghi il tempo di lavorare. Pippo sta facendo bene ma anche lui, come il progetto, ha bisogno di crescere. Nessuna sorpresa, d’altronde grandi giocatori si nasce ma allenatori si diventa. Sono tante le cose buone di questo Milan, peccato che quelle brutte siano altrettante e che vadano sistemate al più presto, pena rovinare tutto il lavoro fatto fin qui. Otto gol subiti in quattro giornate sono decisamente troppi e il fatto di averne preso solo uno con la Juve, paradossalmente, rafforza il concetto: per difendere meglio la squadra deve rinunciare quasi del tutto ad attaccare, altrimenti i risultati sono quelli di Parma ed Empoli. Gioco spettacolare in attacco, imbarazzante in difesa. Guai però a dare la colpa al reparto arretrato, o meglio a darla solo al reparto arretrato. Erroracci di Bonera a parte (assurdo lasciare in panchina Rami per farlo  giocare!) c’è un problema generale che nasce dal sistema di gioco, a mio modo di vedere da cambiare il prima possibile. Premetto che non sono un amante del 4-3-3, sistema divertente ma attuabile solo con determinati giocatori. Prendete il Barcellona di Guardiola: tutti guardavano Messi, io preferivo concentrarmi su Xavi e Iniesta, la cui abilità nel far girare palla rendeva quasi impossibili i contrattacchi avversari. Questo Milan ha un centrocampo, ahinoi, un po’ diverso, dove la qualità si vede col lanternino. Inzaghi lo sa, ecco perché ha provato a “tagliarlo fuori” dal gioco imponendo a De Jong, Poli e Muntari posizioni pressoché fisse e chiedendo a Menez un lavoro da trequartista. Idea intelligente e ammirevole che però ha funzionato solo in parte. La squadra segna tanto, è vero, ma concede troppo agli avversari, anche a quelli che andrebbero bloccati a tutti i costi. Incredibili i dati post Juventus dove il solo Marchisio ha toccato 124 palloni di cui 97 (!) positivi a fronte degli 82 lanci lunghi di tutto il centrocampo rossonero. Per farla breve: un solo giocatore della Juve crea più gioco di tre del Milan. La stessa cosa, seppur con le dovute proporzioni, si è ripetuta a Empoli dove Valdifiori ha potuto agire indisturbato per gran parte del primo tempo. “Questo succede perché, col 4-3-3, ci troviamo in inferiorità numerica – la spiegazione di Inzaghi. – Il rischio però è calcolato”. Eh no caro Pippo, qui non mi trovi d’accordo. Non hai lo strapotere tecnico e fisico dei centrocampi di Juve e Roma, ok, e allora la soluzione è una sola: cambiare modulo. Con le caratteristiche dei nostri giocatori l’ideale sarebbe il 4-2-3-1, sistema già visto con Seedorf che, non a caso, ha portato 35 punti in un girone. Non male, anche perché ora la rosa è molto più attrezzata. Clarence aveva un Kakà a fine carriera, un Robinho in vacanza permanente e, soprattutto, un Balotelli che in area proprio non ci voleva stare. Pippo invece ha recuperato El Shaarawy (assente tutto l’anno scorso per infortunio), ha Menez, Bonaventura, un Honda finalmente integrato nel calcio italiano (altra differenza con l’era Seedorf) e un vero centravanti come Torres. Gli esterni (all’occorrenza c’è anche Poli) dovrebbero sacrificarsi, questo è ovvio, ma la manovra ne guadagnerebbe così come l’equilibrio tattico. Il 4-2-3-1 infatti altro non è che una rivisitazione moderna del 4-5-1, il che metterebbe tutti d’accordo: la sete di calcio champagne di Berlusconi e l’assoluto bisogno di risultati di Inzaghi. Questa è la mia idea, prendetela per quanto vale. Cioè poco, ma chissà che nei laboratori di Milanello non ci siano altri a pensarla come me…

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