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EDITORIALE DEL GIORNO
Milan: i giorni dei sogni
Una settimana fa ci chiedevamo dove fosse il Milan. Dopo una settimana ci chiediamo dove potrebbe arrivare il Milan.
Repentino il cambiamento di prospettiva e di umore che sta attraversando il popolo rossonero. Se l’inseguimento a Carlo Ancelotti, che sfumava giusto otto giorni fa, poteva aver deluso i tifosi più nostalgici, subito ci si è accorti che nella testa di Adriano Galliani fosse pronto un piano B –che sembra tanto una A bis- fonte di una trasformazione tattica d’intenti. Quasi fosse doveroso rendere omaggio al glorioso passato, così ben rappresentato dal tecnico di Reggiolo, col senno di poi sembra sia stato un tentativo velleitario per fugare i dubbi, per slegarsi dai ricordi. Così incassato il previsto no, ecco che subito, il tempo di organizzare una cena a tema ad Arcore, l’ad rossonero presentava al presidente un tecnico giovane ma d’esperienza, preparato ed istruito dalla curiosità e dalla gavetta non solo calcistica che la vita gli ha riservato. Se serviva un uomo di polso per ricominciare a costruire uno spogliatoio compatto e grintoso forse l’uomo giusto è proprio Sinisa Mihajlovic. Se qualche irriducibile è rimasto poi scandalizzato dalle frasi di qualche anno fa, prontamente apparse sul web, dove dichiarava che non avrebbe mai allenato il Milan perché interista, la risposta a mezzo stampa mi è sembrata equilibrata e pacata: “Ero più giovane, cercavo dei nemici; oggi, a cinquant’anni cerco altro”. Ecco proprio equilibrio, determinazione, esperienza ed intelligenza nella gestione dei rapporti dentro e fuori lo spogliatoio sono ciò che auspicano tutti quelli che vogliono un Milan di nuovo protagonista.
Pronti a cercare connessioni tra l’allenatore serbo e la prospettata linea di giovani italiani, ecco arrivare la notizia, inaspettata a quel punto, che Fininvest sigla un accordo per la possibile cessione del 48% delle quote Milan a Bee Taechaubol per la valorizzazione e commercializzazione del brand Milan in estremo oriente. Col 52% saldo in mano di Berlusconi bisogna ora aspettare le otto settimane previste in esclusiva per dare soluzione alla vera e proprio concessione, pare per 480 milioni (chi dice 470, chi riporta 485). Se così fosse, se tutto andrà per il meglio, quella appena trascorsa può essere stata la settimana che cambia il futuro del Milan. L’accordo, oltre a riportare la società rossonera tra le prime al mondo a livello di valutazione globale, offre sostegno e appoggio per un mercato appetibile anche per i grandi nomi, che deve però partire immediatamente per consegnare al futuro Mister una squadra che ritorni a primeggiare, a soddisfare i tifosi, a produrre incassi ed introiti per vecchi e nuovi soci. Per questo bisogna fidarsi delle promesse del Presidente che ha ribadito di voler investire sul mercato per riportare la squadra ai livelli a cui, lui stesso, ci aveva abituati.
Ai più sarà sfuggita poi, sempre in questa settimana pregna, l’offerta fatta dal Milan per l’acquisizione dell’area oggi occupata da Citroen, in zona del Portello adiacente a quella di Fondazione Fiera e necessaria per realizzare il progetto presentato dalla società. Sul piatto sono stati messi 150 milioni, il doppio del prezzo attuale di mercato. Se venisse accettata, potrebbe essere decisiva per l’accettazione del progetto per il nuovo stadio, tenacemente seguito da Barbara Berlusconi e necessaria allo sviluppo dei progetti futuri. Offrire ai soci che verranno, o potrebbero venire, una società con uno stadio di proprietà, nuovo fiammante potrebbe far convergere ulteriori investimenti, aumentare l’interesse di sponsor, stabilizzare la valutazione ai vertici mondiali.
Insomma i tifosi hanno incominciato a sognare. La voglia di riscatto è pressante e vorrebbero vedere subito qualche risultato. Ma il mercato è lungo, Galliani è esperto, e la Doyen, potente agenzia, vorrà metterci lo zampino: l’importante che si costruisca una squadra equilibrata ed assennata, forte e futuribile. Aspettiamo con speranza e crogioliamoci nei sogni. Se saranno un po’ agitati è perché gli ultimi anni son stati duri da digerire.
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