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EDITORIALE DEL GIORNO
Milan: il mercato incompiuto può esaltare la rosa?
Un paio di settimane fa, immaginando difficile ed improbabile l’arrivo di Ibrahimovic, mi chiedevo come si sarebbe potuto valutare comunque il mercato del Milan.
Tutto sommato lo ritenevo buono: due punte di sicura qualità, un centrocampista ed un centrale, giovani di affidamento e di prospettiva, pagati come il mercato esoso di quest’anno esigeva. Ero sicuro che qualche occasione di fine sessione avrebbe puntellato la squadra, com’è successo, ma inutile negarlo aspettavo anche il colpo di fine mercato. Il colpo non c’è stato, il sogno non s’è realizzato, il Condor non ha colpito. Axel Witsel che in tanti avevano indicato come innesto di talento e di spessore in un centrocampo alla ricerca affannosa del suo equilibrio, non è stato preso pur arrivando ad una contrattazione sulla base di un minimo anticipo con obbligo di riscatto l’anno successivo per un totale di 25 milioni, da una richiesta iniziale di 40. Un affare possibile, uno sforzo probabilmente necessario per fare il salto di qualità. E quindi, sfumato il vecchio amore Ibra, negato il nuovo, per forza di cose il tifoso si sente avvilito e frustrato, dimenticando quel che di buono s’è fatto, nonostante gli ottanta milioni e più spesi. Però, per carattere, attitudine ed abitudine, tendo a reagire alle delusioni di tutti i tipi con un’iniezione di energia con uno scatto d’ottimismo che spero e credo avrà anche il Mister. Fino al mercato di gennaio Mihajlovic deve cogliere il meglio dai giocatori che ha, inventarsi soluzioni inaspettate, cavare sangue dall’impegno di tutti. Nel Milan si prova da qualche anno a colmare il gap con le avversarie con gioco, schemi e soprattutto voglia, finora con scarsi risultati. Piangersi addosso, guardare con invidia il giardino del vicino, non aiuta nessuno, tanto meno chi in realtà può cercare e trovare virtù nascoste, o non ancora rivelate nella propria rosa che, ricordiamolo, non è più quella dello scorso anno. Per scoprire magari che il verde risplendente dell’erba – di là del naviglio per dire, ma non solo – non è altro che una sottile patina, temporanea e poco durevole.
L’importante sono i tre punti, vincere aiuta vincere, siamo solo all’inizio e i carichi di lavoro sono stati pesanti, fino all’inarrivabile, “non si può pensare di dominare l’Empoli a San Siro” sono le frasi che ci si aspettava andando in conferenza stampa sabato, dopo la non esaltante prova coi toscani. Ormai avvezzi alle dichiarazioni post partita, capendo in molti casi la stanchezza e le ripetitività delle domande poste, ci siamo abituati ad alcune frasi fatte, a qualche refrain, cercando di cogliere la notizia dal distinguo di un aggettivo. Sorpresa e stupore hanno quindi accolto le dichiarazioni di Sinisa Mihajlovic quando s’è addossato le responsabilità della brutta partita, quando ha bollato la prestazione insufficiente. Una gara in cui effettivamente s’è fatto fatica a contrastare l’Empoli e sono riemerse vecchie insicurezze che rallentano il gioco, intralciano la manovra. Le dichiarazioni di fine gara hanno inquadrato nella giusta ottica, hanno riflesso i ciò che tutti avevano visto in campo. Il dubbio, negli ultimi anni al Milan ma nelle dichiarazioni di tanti allenatori di altre squadre, è che si giochi a non capirsi, che si intenda il calcio in maniera diversa. Spesso, tifosi e talvolta anche la critica, vedono partite scadenti, prestazioni mediocri passate per difficoltà momentanee, per passaggi obbligati verso la via per un radioso avvenir. Quanto è più onesto e diretto il discorso di Sinisa. Soprattutto perché tutti abbiano la certezza che i problemi siano chiari a chi è deputato a risolverli e che si lavorerà per riuscirci. Sperando quanto prima di vedere finalmente una squadra, almeno a San Siro, libera da fantasmi e leggera nella testa. Una squadra che aspetti sicura le avversarie entrare preoccupate nel nostro stadio.
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