Milan: il profumo ritrovato

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Pensare a un Milan Juventus come scontro al vertice era sinceramente impensabile solo qualche settimana fa. Probabilmente, come dice Mr. Montella, dipendeva anche dalla mancanza di ottimismo e fiducia  che aveva attanagliato tutto l’ambiente.

Qualche episodio positivo, cioè quel pizzico di fortuna che aveva abbandonato i colori rossoneri negli ultimi anni, ha rasserenato il lavoro del tecnico permettendogli di dare il giusto ritmo di crescita. Sappiamo quanti e quali cambiamenti abbiano sconquassato la squadra negli ultimi anni,  tanto che sembra sia passato un secolo dall’ultima volta che la sfida con i bianconeri contasse veramente qualcosa. Naturalmente siamo solo alla nona giornata, e c’è tanto tempo perché i valori si consolidino. Ma ci sarà anche il tempo per crescere ancora, perché le idee e gli schemi di Montella, stanno facendo breccia tra i giocatori. Anche la duttilità tattica ha il suo peso. Dagli aggiustamenti difensivi, ai cambiamenti in corsa, spesso azzeccati, che danno fiducia a squadra e tifosi, che apprezzano le novità. Anche se di novità in fondo non ce ne sono tante. Contro il Chievo, ad esempio, c’erano Locatelli, gioco forza per l’assenza di Montolivo, e Suso. Lapadula con la sua voglia, dà una marcia in più a quello che avrebbe fatto un’altra punta, alla Luiz Adriano per intenderci, e Paletta sta consolidando il reparto difensivo, ma come facevano nelle giornate migliori Alex o Mexes. Se i giocatori sono gli stessi o simili, delle ultime stagioni, maggiori sono i meriti del Mister, che si segnala per il suo approccio soft e privo di proclami, attento però ai dettagli e capace d’incidere sulla testa dei ragazzi, e sulle ambizioni di tutto l’ambiente, rinate, non come vuoti propositi, ma come profumi di piani alti,  profumo d’Europa come dice Montella. Se questo profumo resisterà e si mischierà a quello dei fiori di primavera, vorrà dire che i milanisti si saranno finalmente goduti un anno sereno.

Anche perché i milanisti nel frattempo, a primavera, sapranno con chi avranno a che fare. I più ottimisti, volesse il cielo, sono sicuri che arriveranno i cinesi, assieme ad una carriolata di milioni. I meno ottimisti, usiamo un eufemismo, temono che finiranno in mano ai cinesi, che promettono carriole che non hanno. Nell’incertezza, di carriole e di nomi, ancora un plauso alla conduzione tecnica, ma anche alla gestione societaria ordinaria, per aver preservato la squadra dalle incertezze del momento di transizione, per essere riusciti a tenere compatto l’ambiente. In cambi epocali, quando qualcuno che svolge i propri compiti si sta congedando, ed altri vivono nell’incertezza delle mansioni future, è un attimo cadere in vuoti di responsabilità e di attenzione. Il caso Icardi, sull’altra sponda del naviglio, deve insegnare, e far da monito alla prossima gestione, di quanto sia facile scivolare su una buccia di banana, e quanto sia difficile costruire un’organizzazione efficiente ed attenta.

Chissà se siano proprio le difficoltà, o piuttosto le incertezze, che fan rimanere ammainate le gloriose “bandiere” rossonere. Ad oggi le voci hanno tirato in ballo Albertini, Ambrosini, Costacurta, Leonardo e Braida, più naturalmente Maldini, che hanno tutti declinato. Sarà un caso? L’ultimo nominato, dalla curva e da qualche esperto, Franco Baresi, è l’unica bandiera, di stoffa, che sventola in curva a monito ed esempio di sacrificio. Quel che ha rappresentato “Il Capitano” per i tifosi del Milan è indimenticabile. Appese le scarpette al chiodo, ha sempre bazzicato in società come ambasciatore rossonero per nobili cause e pacifiche rappresentanze. Credo che se avesse avuto velleità di carriera le avrebbe già manifestate. Quindi spero che, se sarà veramente proposto come vessillo di prestigio, valuti bene se sia una richiesta di facciata che ne sfrutti il suo prestigio, o se esista un progetto valido e serio. E se riesca, fortuna non riuscita ad altri, a parlare con un vero responsabile della società che verrà, se verrà, quando verrà.

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