Milan: Questa volta pare essere proprio vero!

MR_Bertone

Sarà vero? Da ieri mattina i tifosi del Milan non si chiedono altro. La notizia che il 75% del club sarebbe stato venduto a Zong Qinghou, uomo d’affari cinese dalle mille proprietà, ha scatenato il popolo rossonero come non mai e questo nonostante le smentite dell’entourage berlusconiano e dello stesso imprenditore.

Perché questa, amici di milanorossonera.it, sembrerebbe proprio essere la volta buona. Non voglio entrare nel merito dell’operazione, parlare di cifre o di clausole, a quello hanno già ampiamente pensato i colleghi ieri. Preferisco piuttosto focalizzarmi sul futuro, calcistico e non. Cosa significherebbe infatti la cessione del Milan a un imprenditore cinese? Intanto la fine di un’epoca durata quasi 30 anni, ricca di vittorie (5 Champions League, 2 Coppe Intercontinali, 1 Mondiale per Club, 5 Supercoppe Europee, 8 scudetti, 6 Supercoppe Italiane, 1 Coppa Italia), prestigio (la squadra di Sacchi è stata premiata dall’Uefa come la migliore di sempre), grandissimi giocatori (7 Palloni d’Oro e 3 Fifa World Player) e allenatori (su tutti Sacchi, Capello e Ancelotti). Un’ascesa clamorosa, figlia anche di un periodo d’oro per l’economia italiana e di un calcio diverso, in cui i top player costavano tanto ma nulla in confronto a oggi. Giusto ieri fantasticavo con un collega su un futuro (e totalmente privo di fondamento) arrivo di Cristiano Ronaldo: solo un esborso di 250/300 milioni (comprensivo dell’ingaggio al lordo) lo renderebbe possibile. Ruud Gullit, già in odore di Pallone d’Oro, arrivò per 13 miliardi di lire… I bei tempi, a dire il vero, sono proseguiti per almeno 20 anni. Era il 2007 quando Berlusconi rispondeva così a Calderon, all’epoca presidente del Real Madrid: “Dovrà passare sul mio cadavere per portarmi via Kakà”. Due anni dopo però le cose cambiarono e l’età dell’oro cominciò a trasformarsi nella grande depressione. Il brasiliano fu ceduto e, dopo qualche stagione di resistenza, anche Thiago Silva e Ibrahimovic fecero la stessa fine. Anche questo fa parte dell’era Berlusconi, pur se lo stesso preferirebbe essere ricordato solo per i primi 20-25 anni. Da qui la decisione di passare la mano, forse l’ultimo grande regalo di un presidente controverso, inevitabilmente al centro di enormi divisioni (a seconda delle simpatie politiche) ma straordinariamente vincente oltre che, è bene ricordarlo, primo per distacco nella storia del club. Ora il potere passerà all’Asia, con tutto ciò che ne conseguirà, nel bene (gli investimenti aumenteranno) e nel male (le tradizioni andranno a scemare). Il Milan, a conti fatti, dovrebbe guadagnarci e questo, in fondo, è ciò che più interessa ai tifosi. Che sono finalmente tornati a sognare: che sia questo il primo trofeo di mr Zong?

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