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EDITORIALE DEL GIORNO
Milan: responsabilità attuali e l’incertezza del futuro
Ciao, come stai? Quando vai in vacanza? E il Milan? Quando vende? Ma lo vende, poi? Vai in giro per Milano e questa la conversazione media quando s’incontrano due milanisti in questi giorni.
L’approssimarsi delle meritate ferie, tanto più corte di una volta, il bisogno di staccare, non fa dimenticare che fra poco, tanto e troppo prima di una volta, il calcio riattacca. Fra meno di un mese ricomincia il circo pallonaro, quello giocato, con una squadra, la Juve, di gran lunga più forte delle rivali. Cinque scudetti appena vinti, sembrano abbiano dato maggior fame e spietatezza alla società bianconera, che punta forte anche in Europa con lo sfrontato acquisto di Pjanic, ma soprattutto di Higuain. Perso quindi l’interesse dei più per chi conquisterà la vittoria finale, il tifoso medio delle altre squadre, si riversa nella speranza di un podio, nella ricerca di un piazzamento, e per chi li fa, nella vittoria in un derby, o magari in tutte e due. E così la mentalità provinciale attecchisce in tanti tifosi, costretti a non poter sognare lo scudetto, ma solo posizioni di rincalzo, anche se remunerative. Difficoltà maggiore tra le milanesi che vedono davanti a se, anche due formazioni meglio strutturate come Napoli e Roma, e hanno dubbi e incertezze per come si comporranno le rispettive società. E proprio l’esperienza e la situazione nerazzurra, che gioco forza si segue per vicinanza e rivalità, accende dubbi e domande nei tifosi rossoneri. L’Inter si sa aveva ceduto all’indonesiano Thohir la maggioranza della società, già tre anni fa. Personalmente i dubbi e le perplessità che m’ispiravano l’arrivo di un proprietario che, come lavoro, ha delle partecipazioni in vari club di diversi sport, mi accendevano la speranza che, se la gestione non fosse stata felice, avrebbe mollato la società al suo destino. Invece il manager indonesiano s’è rivelato capace e scaltro e facendo leva proprio sui debiti che lui stesso ha contratto e finanziato per l’acquisto di giocatori, è riuscito a presentare un affare appetibile ad un vero magnate cinese, ottenendone 50 milioni di guadagno personale: è stato un abile venditore. Ha dimostrato però che gli acquirenti stranieri valutano le società non come un affare di cuore, ma solo come business, con buona pace dei tifosi. La nuova proprietà dell’Inter oggi fatica a districarsi dalle regole del fair play finanziario ed a sintonizzarsi con l’allenatore. Tutto questo pur essendo condotta da un vero imprenditore, Zhang Jindong, che potrà versare sicuri investimenti, vedendola come parte dell’impero Suning da lui creato. Alla luce di queste esperienze tremano i tifosi del Milan che da due anni sono tenuti in ballo da broker e advisor che non si espongono in prima persona, ne concludono come ha fatto Thohir, e rabbrividiscono, quando vedono palesarsi nomi di investitori non così ricchi, che dichiarano allegramente di cercare, appunto, un investimento, come si trattasse di mettere a frutto i denari dei risparmi della nonna. Trasecolano quando, la società più titolata al mondo fa gola solamente ad un pool di misteriosi e lontani orientali che sembra tirino il prezzo, che si lamentano dei debiti, mettendo sul piatto come presentazione 15, quindici!, milioni di euro per il mercato attuale e cento, si dice, per quello futuro che, come s’è visto l’anno scorso, servirebbero solo ad iniziare a ricostruire una squadra, se va bene. Tutto questo quando diverse società in Europa si rinforzano annualmente con investimenti di due o trecento milioni. Il colmo è che non essendo il Milan legato a vincoli di fair play, se arrivasse qualcuno veramente ricco potrebbe serenamente imporsi subito sul mercato, rinforzando i rossoneri come si deve. S’intristiscono i vecchi cuori, vedendo i tentennamenti, intuendo le perplessità, capendo e disapprovando le pressioni famigliari che spingono quotidianamente Silvio Berlusconi a vendere. Senza che abbia una certezza, senza che veda un erede imprenditoriale, senza che abbia, che si abbia tutti, la sensazione di approdare ad un futuro più roseo dell’oggi, sicuramente il peggiore, il più depresso, periodo milanista degli ultimi trent’anni. Ma è davvero così? A questa situazione si è arrivati con una gestione societaria miope, a cui non eravamo abituati, con un disimpegno sospetto, che fa pensare che la proprietà cercasse di piazzare il Milan già da qualche anno. Lasciare che un ramo delle aziende che si gestiscono, si secchi come sta avvenendo, è il segnale di un disinteresse colpevole. Arrivare a cercare un closing, senza considerare i tempi tecnici per la gestione del mercato significa fregarsene del bene della società, e ancor di più dei sentimenti dei tifosi. Colpevole e responsabile, pensare e gestire il Milan come fosse un’azienda qualsiasi, come non si trattasse anche in una fabbrica di sentimenti, come se non ne conoscesse e non ne avesse già sfruttato il potenziale sentimentale. i tifosi sono arrabbiati ed avviliti. Si sta passando da una società che ha dato gloria e lustro, ma che negli ultimi anni non ne ha azzeccata una, ad un consorzio, indefinito, impalpabile e distaccato, quando invece ci vorrebbe un imprenditore conosciuto, solido ed entusiasta. Il futuro è incerto e nebuloso, la pazienza ai limiti: un crepuscolo amaro di anni felici.
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