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EDITORIALE DEL GIORNO
Milan senza alibi, nessuna svolta
Quello che torna dalla trasferta di Torino è un Milan senza più alibi e proiettato verso la terza stagione negativa consecutiva a meno di miracoli, non così infrequenti a dire il vero nel calcio, ma tuttavia difficilmente avverabili.
Tutti colpevoli quindi? Sì, la colpa va attribuita a tutti, Società, tecnico e giocatori.
Il mercato quest’anno è stato dispendioso come non accadeva da tempo, perché allora dare responsabilità alla Società? Perché le risorse non sono state impiegate al meglio, puntando a rinforzarsi solo in alcuni reparti e non in mezzo al campo, perché paradossalmente si è venuti meno ad un principio che al Milan è stato solo occasionalmente derogato: è la dirigenza che acquista, tocca all’allenatore assemblare la squadra.
L’allenatore quest’anno ha ottenuto chi voleva? Sì, e Matri a parte per Allegri, è evento assai raro. Quindi? Quindi non solo era lecito, ma doveroso attendersi un’idea precisa di come far giocare la squadra, la cosiddetta identità di gioco, il marchio di fabbrica, dal sacchiano 4-4-2 all’ancelottiano “albero di Natale”. Nulla di nulla, tentativi maldestri e risultati scadenti, che fanno rivalutare l’esonerato Inzaghi (cui non è stata data l’opportunità che Mihajlovic ha avuto).
I giocatori: già, perché in campo scendono loro, nel bene o nel male. Alcuni di questi hanno anche responsabilità per il recente passato, in termini di rapporti di spogliatoio, ma è l’atteggiamento che mostrano durante gli incontri a lasciare perplessi.
Un’annata no può capitare; tre di fila, condite da una serie così imbarazzante di errori di valutazione e gestione sono francamente troppe, tenendo conto delle difficoltà che la cessione del 48% delle quote sta incontrando e del bilancio economico che se non cambiano le cose (ecco perché serve il miracolo) a fine stagione rischia di pesare più di un macigno sul destino della Società stessa.
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