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EDITORIALE DEL GIORNO
Milan: uscire dal guado e tornare a veleggiare
Fa caldo a Milano. Un po’ in ritardo è arrivata l’estate e alla fine si boccheggia in città, com’è normale che sia in sto periodo. In tanti sognano un po’ di sollievo, una frescura, sognando il mare o, almeno un fresco fiume.
Devono essere felici quindi in milanisti, tutti dall’ultimo tifoso fino a là, lassù ai piani alti di Casa Milan e del san Raffaele. E sì, perché trovarsi in mezzo a un guado, col caldo e la pressione di un prossimo ritorno al lavoro, dev’essere piacevole. Dovrebbe esserlo. L’ultimo tifoso però qualche brividino immotivato lo sente: forse l’acqua è fredda o qualche sasso si muove un po’ troppo si rischia di cadere ed affogare. L’acqua è fredda come la certezza dell’arrivo dei cinesi: adesso arrivano, stanno arrivando, mi risulta sia fatta, è già fatta. Naturalmente, quando state leggendo potrebbe essere cambiato tutto, e potrebbe esserci già stato il closing, come dicono gli extracomunitari più recenti. In realtà lì, in mezzo al guado dell’acquisizione, qualche dubbio ti viene: sarà meglio proseguire e raggiungere la sponda sconosciuta ma seducente o tornare sui propri passi e ritornare alla riva lasciata da poco, nota ma instabile e scivolosa? Purtroppo in mezzo al guado non c’è un Bud Spencer (RIP) che sta con gli ippopotami a dispensar cazzottoni, far vincere i buoni ed indicare la via giusta. Qualche dubbio sulla sicurezza del guado devono averla anche lassù, nelle stanze delle decisioni. Siamo qui in mezzo al fiume, sognando il mare, temendo di cadere, sperando in un approdo felice.
Intanto, per fortuna, è stato scelto almeno il “barcaiolo”, quello che dovrebbe condurre il traghetto, ex vascello da battaglia, già nave ammiraglia, al di là del guado, fuori dalle secche, superando le anse – e le ansie-, a cercare nuove rotte. Vincenzo Montella si presenterà come nuovo allenatore del Milan al raduno del 7 luglio, per promettere quello che han promesso gli ultimi cinque, negli ultimi tre anni, prima di lui: impegno e gioco. Vedremo: era un fidanzamento da tanto cercato, capacità pare averne, ma da buon “capitano” di tolda, vorrà scegliere gli uomini, cercherà il suo personale equipaggio. Sulla falsariga di un altro ammiraglio più titolato, non foss’altro perché nobile, Conte mi pare, che sta dimostrando nei perigliosi mari europei, di navigar bene con la sua fedele ciurma. Il neo comandante Montella vorrà ricreare un ambiente consono alle sue idee di calcio. Per quel che s’è visto l’anno scorso nel Milan a parte Donnarumma e Romagnoli, se ci fossero offerte adeguate si potrebbe cambiare tutta il resto della rosa. Forse un’altra eccezione si merita Bonaventura, a patto che velocizzi di più, con un tocco in meno. Basta però, che ci sia un’idea di rotta.
Finendola con queste arzigogolate metafore, quel che fa strano, nonostante i ben informati, quelli inseriti, quelli che sanno, continuino a ripetere che si è a un passo dalla conclusione della cessione della società, ci siano segnali contraddittori nei pochi movimenti ufficiali. Scegliere Montella, buon allenatore, che segue un tipo di calcio così caro al Presidente Berlusconi, appare appunto più un coronamento dell’ipotesi di gioco predicata per anni nelle cene di Arcore. L’acquisto di Lapadula, capocannoniere di serie B, giovane, ma non giovanissimo italiano emergente mi sembra inserirsi più nel progetto di una squadra di giocatori nazionali da crescere, lontano dai botti di mercato che una nuova e munifica dirigenza dovrebbe fare per conquistare i tifosi. La tranquillità con cui Galliani ha concluso questi affari, e i sorrisi sornioni che dispensa parlando di mercato, sembrano quelli di un dirigente che s’appresta a festeggiare sul campo il trentennale di trattative e acquisti, e non quelle di chi a breve dovrebbe essere spazzato e rottamato da chissà quale nuovo direttore sportivo, o amministratore delegato. L’impressione è che, anche se arriveranno finalmente gli investitori cinesi si voglia mantenere comunque un continuum con l’attuale dirigenza per un’entrata accorta, soft, e prudente in una realtà particolare e sconosciuta com’è quella del calcio italiano ed europeo. Certo la mancanza di rivoluzioni immediate potrà indispettire qualche tifoso, deludere qualche altro, ma forse, può essere un modo graduale per ricostruire partendo da una squadra che possa essere da base per futuri inserimenti più importanti. Fra sette giorni sapremo, fra un anno vedremo. Ma credo che anche per quest’anno, per l’ennesima stagione dovremmo armarci di pazienza e di speranza, ma senza ambizioni di vittoria. Spero di sbagliarmi, sarei contento di essere smentito. Di tornare presto a veleggiare per il primato, magari con l’aiuto della flotta imperiale cinese.
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