Non ci sarà alcun giorno del Nino

z_Fernando Torres

Non ci sarà alcun… “giorno del Nino”. Perché?  Perché Fernando Torres – el Nino, appunto – pur avendo accettato di lasciare il Chelsea (Mourinho non lo vuole più in gruppo e pare avergli esplicitamente chiesto, suppur con estrema gentilezza, di trovarsi altrove una  nuova occupazione) con destinazione Milano, sponda rossonera, non intende sentir ragioni e continua a chiedere, sotto il profilo economico, la “luna” pur sapendo perfettamente che la società di via Aldo Rossi non è affatto in grado di concedergli neppure un “pianetino” in una galassia lontana anni luce.

Così pare essere saltata, nelle ultime ore, anche l’unica pregiata opportunità messa in piedi dal “deus ex machina” rossonero, Adriano Galliani, nel tentativo di sostituire almeno degnamente la immotivata e incomprensibile partenza anticipata di Mario Balotelli. Ora che succederà? Mancano pochissimi giorni alla chiusura del mercato (domenica 31 agosto alle ore 23) e non si capisce quale sia – e se ci sia – la strategia da approntare in tutta fretta per arginare l’enorme falla apertasi sul fronte offensivo milanista. Ma se ormai il danno è fatto, un po’ tutti si stanno arrovellando il cervello per capire il motivo per il quale il Milan abbia preso (forse) con un po’ troppa sufficienza e incauta leggerezza una decisione così importante senza aver pronta una soluzione “di riserva”, un rimedio-tampone. Mai, nell’era-Berlusconi, infatti, s’è vista in ottica societaria tanta approssimazione, grossolanità e pressapochismo. Anzi, il Milan, è stato sempre un club magnificato da tutti per la sua grande organizzazione e savoir-faire, nel trattare senza eccedere, senza debordare oltre i limiti consentiti dalla liceità del rapporto. Soprattutto da qualche anno a questa parte, però, gli errori commessi in chiave mercato – e non solo – sono stati innumerevoli con danni incalcolabili sotto il profilo economico e dell’immagine.

E tutto ciò non lo si può certo imputare solo – e soltanto – al fatto che il Presidente abbia drasticamente chiuso i cordoni della borsa facendo mancare al “Richelieu in cravatta gialla” al quale vengono inusitatamente imputate colpe di ogni genere) i fondi necessari per mantenere la squadra ai livelli che gli competono. Ovvio che anche il “braccino corto padronale” abbia drammaticamente inciso (ed inciderà sempre più da qui in avanti) sulle sorti recenti e future del Milan ma forse anche il buon Adriano – non me ne voglia, per carità – ci ha messo spesso del suo perdendo via via con l’avanzare degli anni, smalto, lucidità e quel pedigrèe  che nel tempo lo aveva contraddistinto e caratterizzato. Un peccato…! Eh si, proprio un peccato perché questo Milan meriterebbe davvero di tornare a recitare da protagonista sui vari palcoscenici del mondo. Invece dovrà semplicemente limitarsi ad un ruolo di comprimariato o, peggio, inadeguate comparsate. Chissà che magari, però, nonostante l’austerity del momento e il conseguente dimagrimento strutturale cui è stato sottoposto, il Milan non possa tornare appetibile per qualcuno che voglia impegnarsi nel calcio! E se quel qualcuno c’è, si faccia sentire e bussi forte alla porta; può darsi che un Lurch di turno venga ad aprire.

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