Non si trattano così gli allenatori, tanto più se hanno fatto la storia del Milan

MR_Bertone

Ci risiamo. Dopo venti giorni di (relativa) tranquillità, il Milan è tornato nella bufera. Cinque risultati utili consecutivi (un pareggio e quattro vittorie) non sono bastati per rasserenare un ambiente carico di veleno.

L’aria è ancora pesante attorno al triangolo Arcore-Via Rossi-Milanello e la sensazione è che resterà tale fino a giugno, indipendentemente dai risultati della squadra. Non prendiamo in giro la gente, qui non è questione di Europa League né tantomeno di quinto posto. C’è in atto una guerra tra Galliani e Seedorf, ancora in piedi solo grazie alle ultime vittorie e a un contratto pluriennale. Ma nemmeno questi elementi lo mettono al sicuro da un esonero che, anzi, sembra sempre più vicino. Questioni caratteriali, perché i due, come raccontato ampiamente dagli organi di informazione, non si piacciono. E il fatto che negli ultimi mesi Milanello abbia più spifferi di una vecchia baracca abbandonata non è casuale.

Ricordate, a memoria, tante indiscrezioni (peraltro mai smentite) nell’era Berlusconi? No vero? Non preoccupatevi, non state perdendo colpi. La verità è chiara e semplice: qualcuno osserva Seedorf in ogni sua mossa e poi riferisce a chi di dovere. Lungi dal sottoscritto fare nomi e insinuare cose impossibili da provare, ma la talpa esiste, eccome se esiste. Il problema non è l’esistenza della stessa (il giornalismo si fonda da sempre sulle fonti e di questo il primo a beneficiarne è proprio il lettore), ma il modo in cui si comporta. Apriamo gli occhi tifosi rossoneri, la parola “ricostruzione” non ha nulla a che vedere con questo teatrino. Semmai qui c’ è in atto la distruzione di un progetto che, quantomeno, avrebbe meritato un altro anno di tempo. Intendiamoci, se la situazione è questa qualche colpa ce l’ha anche Seedorf. Entrare in una polveriera con un lanciafiamme in mano è rischioso, maledettamente rischioso, ma lui l’ha fatto lo stesso.

Voleva cambiare tutto l’olandese, a cominciare dalla gestione quotidiana con la società. E poi le considerazioni sulla rosa, l’emarginazione di Tassotti, le richieste esose in sede di mercato. Ciò che però lo ha davvero indebolito è stato l’impuntarsi sul sistema di gioco, quel 4-2 fantasia che mal si conciliava con il momento difficile (per non dire tragico) della squadra. E l’aver ottenuto i risultati migliori solo con l’intervento di Galliani lo ha, paradossalmente, indebolito ancor di più agli occhi dello spogliatoio. Resta però un interrogativo di base, da rivolgere ovviamente a Silvio Berlusconi: perché prendere uno come Seedorf per poi mettergli paletti su paletti? Se l’idea era quella di rimettere in piedi la stagione tanto valeva puntare su un traghettatore, uno dal basso profilo ma con esperienza. Se prendi l’olandese lo fai per costruire un progetto a lungo termine, anche se questo vuol dire tagliare tanti rami, secchi o non che siano, non per cercare di agganciare un piazzamento Europa League che vale solo noccioline. Certi aspetti potevano essere valutati anche prima: sbaglio o dalle parti di Arcore conoscono Clarence da quasi 12 anni? Insomma, comunque vada a finire è stata fatta una brutta figura, l’ennesima di questa stagione disgraziata. Indipendentemente dai risultati non si trattano così gli allenatori. Tanto più se questi hanno fatto la storia del Milan.

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