Progetto Milan: Madrid ultima chiamata per una squadra senz’anima

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Lento, lungo, svogliato, annoiato, irritante, senz’anima. C’è abbondanza nello scegliere gli aggettivi idonei a descrivere l’imbarazzante prestazione del Milan visto ieri pomeriggio alo stadio Friuli di Udine.

Una sconfitta che non fa una piega e che il punteggio (1-0, Di Natale match winner) non racconta appieno. Perchè il campo mostra, ancora una volta, l’ennesima in questa stagione, una squadra senza verve, senza la cattiveria giusta, senza la voglia indispensabile per far propria la posta in palio, senza gli occhi della tigre che invece tutti noi ci saremmo aspettati. Come se Udine fosse una passerella con tanto di tappeto rosso degna della miglior Broadway che la mente ricordi.

Mexes, Robinho, Birsa, Honda, Emanuelson…protagonisti di scatti e flash in bella posa, come sul gol dei padroni di casa, come se giocare a calcio fosse roba destinata ad altri, come se la maglia indossata fosse un comune frac targato Versace, Armani, Valentino o giù di lì. Sorrisi, pacche sulle spalle, dichiarazioni improntate alla calma ed all’ottimismo – “Abbiamo dato tutto”, “Puniti da Di Natale”, “Pensiamo a Madrid” – roba da Oscar, da Golden Globe, da Emmy Awards. Non da Serie A, non da partita da vincere senza appello, non da prova della verità in visto della trasferta in terra di Spagna che deciderà la stagione. 

La matematica non è un’opinione, e la fredda verità dei numeri parla da sola: 11° posto, 35 punti in 27 partite, 9 vittorie a fronte di 10 sconfitte, 38 gol subiti (sest’ultima difesa della serie A), 6 punti di distacco dal 5° posto utile per l’ingresso in Europa League. E se oggi l’Inter dovesse battere il Torino il distacco salirebbe a 9: il discorso sarebbe chiuso ed archiviato già a metà Marzo. Numeri mai tanto brutti da trent’anni a questa parte, annata 1983-1984: era quello il Milan appena risalito in A, con Ilario Castagner in pachina, Farina presidente, Blisset e Damiani in campo, Rivera come direttore generale, lo sponsor “Olio Cuore” sulle maglie, la scritta NR come sponsor tecnico (Nardi-Rivera). Quel Milan finì 6° in classifica, navigando senza patemi in una stagione di transizione. Altro calcio, altri tempi, altro attaccamento alla maglia. E forse anche altra serietà.

Niente Instagram, niente Twitter, niente Facebook, niente foto postate a qualsiasi ora e nelle pose più strane (Balo ed il tavolo da Ping-pong?), niente procuratori sanguisughe (Raiola?) attaccati solo al dio denaro e capaci di tenere in scacco una società intera, niente pay tv, niente di tutto questo….Solo un amore profondo ed un grande senso di responsabilità verso un nome, e due colori, che erano tutto, ed il San Siro pieno in occasione dell’esordio in B con la Cavese (1-2) ne è la prova più evidente.

Oggi, vedere Robinho palpare invisibilmente il campo, Mexes curare la bionda chioma e l’abbronzatura, Birsa non essere in grado di applicare l’ABC del calcio, Honda aggirarsi per il campo spettro di quel giocatore tanto pubblicizzato (che sia solo operazione di puro marketing il dubbio inizia a sorgere), fa male…Esattamente come fa male, per noi che conosciamo la gloriosa storia del Milan e gli alfieri che l’anno dipinta, vedere il “10” sulle spalle di questo giapponese, spacciato per Zico, per Falcao, per un messia del calcio, e che di Schiaffino, Rivera e Savicevic non ha invece assolutamente nulla.

Non ci sarà Honda a Madrid martedì, come non ci saranno Zapata, Montolivo, Mexes, Birsa e tanti altri. Per la partita delle partite, al Vicente Calderon, scenderanno in campo i titolari, per tentare di ribaltare un pronostico tutto di parte spagnola e scrivere una nuova, gloriosa ed inaspettata – permettetemelo – pagina di storia del caro vecchio Milan. Servirà la partita perfetta, quella mai fatta quest’anno, per passare il turno. Servirà una squadra cinica, che sappia concretizzare più che costruire, che conceda poco dietro, che faccia diga in mezzo, pronta anche a buttare palla in tribuna piuttosto che fare ricami e merletti assai pericolosi.

Ma soprattutto, serviranno 11 giocatori che mettano in campo tutto quella che hanno, che buttino il cuore oltre l’ostacolo, che siano pronti a dare l’anima per una serata che può passare alla storia. Perchè il fallimento, in caso di eliminazione, sarebbe l’unica parola adatta per descrivere questa anonima stagione. Ed onorare la maglia che si indossa è l’unico modo per evitarlo.

Tra filosofia e sorrisi, uscire a testa alta dal campo conta di gran lunga di più.

 

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foto: milanseverige.se

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