Quando Napoli-Milan era Maradona Vs Gullit…

PA_Maradona-Gullit

Con quelle treccine passare inosservato era impossibile. Con quel fisico e quella stazza saltare più in alto dei difensori avversari era semplice, naturale. E il gol probabile.

Ruud Gullit ha fatto epoca. Ha fatto storia. Ha fatto la storia del primo Milan Berlusconiano, targato Arrigo Sacchi.

La sua immagine è una delle icone del calcio europeo a cavallo tra gli anni ottanta e novanta. Di lui si ricordano, nell’ ordine, le vittorie, i colpi di testa, il sorriso e la schiettezza. E una disarmante capacità di marchiare con il proprio nome le partite che contano.

Come Napoli-Milan, in programma stasera allo stadio S.Paolo. Un match importante, carico di storia, di rivalità, di fascino. Un match che, per circa un decennio a cavallo tra gli anni ’80 ed i ’90, è stata “la partita” del campionato italiano. Per assegnare lo scudetto, per celebrare coppe, per definire in campo quale fosse la compagine più forte e chi il giocatore più decisivo.

Azzuri contro Rossoneri, Ottavio Bianchi contro Arrigo Sacchi, Ferlaino contro Berlusconi, Sud America contro Olanda. Perchè Napoli-Milan era, soprattutto, la sfida infinita tra due mostri sacri del calcio: Diego Armando Maradona da una parte, Ruud Gullit dall’altra. Diversi, diversissimi in tutto, struttura fisica, potenza, stacco, velocità, ma uniti nel comun sentire dell’essere uomini simbolo di un calcio diverso, forse, migliore, e che oggi non esiste più, quando non c’erano pay.tv, telecamere negli spogliatoi, inviati a bordo campo, nomi sulle maglie. Contava il numero, il numero 10. Ruud contro Diego. Diego contro Ruud. E la folla andava in visibilio.

Quando, nell’estate del 1987, lo presentano in via Turati e gli mostrano la gigantografia di Gianni Rivera, “Chi è?”, sgrana gli occhi l’olandese. La gaffe passa alla storia, come le sue esternazioni. Gullit diventa subito uno straripante personaggio. Più di Van Basten, più di Baresi. Lui, nel bene e nel male (infortuni compresi), fa sempre notizia. I suoi gol, le sue partite, le sue polemiche, i suoi concerti, le sue dediche, le sue famose scelte di vita. Uno spirito libero come si è sempre definito.

Vince il Pallone d’Oro nel 1987 dedicandolo a Nelson Mandela. Maradona da Napoli lo attacca:

“Bella forza, dietro di lui c’è Berlusconi con la sua televisione e il suo potere economico”.

Botta e risposta rovente sui giornali e poi in campo. Ai primi di gennaio 1988 a San Siro, dopo la sosta natalizia, è in programma Milan-Napoli: i rossoneri vincono quattro a uno e Gullit è devastante, il migliore in campo, segna e fa segnare e a fine partita dirà a Dieguito: “scusa, ti serve altro?”.

Si rivedranno in un infuocato 1 Maggio 1988 proprio al S.Paolo, per decidere lo scudetto di quell’anno. Vincerà il Milan 3-2, con due gol di Pietro Paolo Virdis ed una gemma finale di Van Basten. Ma la cavalcata di Ruud per tutto il campo in occasione del terzo gol è il frammento che forse è rimasto più nella storia.

Si vedranno ancora Diego e Ruud in campo. A volte prevarrà uno, a volte l’altro. Sfide infuocate, a volte senza storia, a volte decise invece sul filo del rasoio. Alla fine, dopo avere vinto entrambi molto con le proprie squadre, prenderanno strade diverse. Ma il loro ricordo, nei cuori non solo dei tifosi ma di tutti gli appassionati del gioco del calcio, è rimasto nitido oggi come allora.

Perchè di gente come Diego e Ruud, all’ombra del Vesuvio e del Duomo, non se ne vede più.

 

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foto: pianetazzurro.it

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