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EDITORIALE DEL GIORNO
Sprofondo rossonero
Sprofondo rossonero! La sconfitta con l’Atalanta (la quarta tra le mura ormai vetuste e quantomai decrepite della “Scala del calcio”), ha aperto voragini insospettabili all’interno delle quali sono miseramente precipitate certezze (ammesso che ce ne fossero mai state) e quel poco di credibilità che ancora questo Milan poteva vantare dal suo munifico e vincente passato.
Il presidente Silvio Berlusconi è inviperito – ma ne ha ben donde? -; l’Ad Adriano Galliani che, da parte sua, prova a rimotivare – correndo a Milanello di buon mattino -, catechizzandola, una squadra letteralmente allo sbando, priva di stimoli e che pare aver smarrito la retta via; uragano-Cerci che, appena arrivato, battibecca animatamente con Abate e gli altri compagni di squadra negli chiuso degli spogliatoi di San Siro – da dove però escono perentoriamente urla e inverecondi schiamazzi (così almeno ci dicono le cronache) – nell’immediato dopo-gara con i nerazzurri bergamaschi; infine, i tifosi che ovviamente stanno alla finestra in trepidante attesa (di cosa, francamente non si sa) ma che nel frattempo fanno sentire il loro disappunto con fischi e improperi all’indirizzo di tutto e tutti… Insomma, in casa Milan è il caos. Totale e completo!
Non c’è pace, dunque, per l’undici di Filippo Inzaghi in questo inizio 2015, tre partite un sol punto… Montolivo e soci, quindi, in men che non si dica (quindici giorni o giù di lì!), sono riusciti nell’impresa straordinaria di dilapidare un patrimonio di punti messo assieme con grande fatica e (in)costante impegno sin dall’inizio del campionato. Ma che è successo di così clamoroso – tra Natale e Capodanno – da mandare letteralmente in crisi una squadra composta non certo da fenomeni ma che, comunque, almeno era riuscita con prestazioni perlopiù dignitose a ritagliarsi il suo piccolo spazio fino ad arrivare a ridosso della zona terzo posto, quella che porta in Champions League, l’orizzonte minimo indicato per la stagione in corso? Ovviamente vien da chiederselo ma sia la domanda che la risposta sono, di fatto, inequivocabilmente marzulliane.
Ora, però, lo si voglia o meno, tutto è mutato, tutto è stato rimesso in discussione. Così come la traballante panchina di Filippo Inzaghi… Un imprevisto tsunami ha dunque spazzato via in un sol colpo tutto quanto di buono era stato fatto, con il Milan che è tornato inevitabilmente a respirare aria pesante, lontano dai traguardi di stagione e con alle spalle concorrenti agguerrite che bussano alla porta rossonera per chiedere spazio. Una gran brutta sensazione, disagevole, con note – speriamo ovviamente di no – vagamente apocalittiche. Non voglio essere certo io la Cassandra di turno, ma questa squadra e questa società, soprattutto nei suoi massimi esponenti, mi pare che di idee ne abbiano poche e per di più molto confuse. Visto e considerato che non si può mettere una pezza allo scempio in questo mercato di riparazione – salvo qualche rara eccezione e neppure di gran pregio – per mancanza di vil pecunia, si cerca di ovviare al delicatissimo momento con le parole e con quel che resta del “verbo rossonero”. Ma basterà? Sinceramente ho qualche dubbio… Ma del resto, non c’è molto altro cui aggrapparsi se non al blasone e alla Storia del club anche se non proprio recentissima.
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