Milan malato. Cambiare terapia?

Fabio Conte

Poche e chiare erano state le indicazioni di Pippo Inzaghi alla presentazione della stagione: regole certe, una squadra che avrebbe giocato con grinta e che avrebbe potuto perdere forse, ma solo con chi avrebbe avuto  più cattiveria; il terzo posto come meta minima, ricordarsi dell’ignominioso ottavo posto per non tornarci mai più e l’intenzione di partecipare alla Coppa Italia come un vero traguardo, paragonandola ad una Champions.

Oggi dopo la prima partita del girone di ritorno, il Milan si ritrova al nono posto dopo aver perso contro squadre di rango inferiore, non tanto per sfortuna, ma piuttosto subendo gioco e determinazione. Sbattuti fuori dalla Tim Cup, ieri sera,  eliminati ai quarti da una Lazio rimaneggiata, pur essendo in superiorità numerica per tutto il secondo tempo.  I tifosi della curva continuano a sostenere l’allenatore, fischiano i frastornati giocatori e imputando la colpa della disastrosa situazione ad Adriano Galliani, in contrapposizione alla speranza di un futuro migliore incarnato da Lady Barbara Berlusconi. Il tifoso medio spera nel mercato con gli ultimi fuochi nei “Tre giorni del Condor” – leggi ancora Galliani – che privo di significativi finanziamenti continua a barcamenarsi tra parametri zero e suggerimenti del suo giro d’intermediari.

Se c’è un malato, un malato grave, non importa, nell’immediato, sapere quale cattive abitudini abbiano portato la malattia né se in futuro il paziente sarà più virtuoso. Al pronto soccorso servono medicine e terapia intensiva. Il Milan è malato, malato di gioco e di soluzioni. Serve una terapia che dia schemi e grinta, quelle prerogative che sperava di dare Inzaghi e che non è riuscito a creare cancellando quel clima di fiducia con cui era stato accolto. Credo sia giunto il momento di cambiare medicina, di cambiare medico. Ostinarsi potrebbe creare una crisi irreversibile. Già i primi sintomi di abitudine alla sconfitta e di disaffezione del pubblico si stanno affacciando dalle parti di San Siro. Se si dicesse semplicemente, ci siamo sbagliati, il nostro caro Pippo ha bisogno di studiare ancora un po’, si eviterebbe a lui di uscire totalmente sconfitto, lasciandogli così per il futuro con un po’ d’esperienza in più, una porta aperta per un eventuale ritorno. E trovare un medico adatto per questo dolorante e sofferente Milan potrebbe salvare il paziente oggi e cercare la terapia ad hoc per la stagione ventura.

 Poi ci si potrà  divertire ad immaginare un Milan futuro senza Berlusconi – sperando che non capiti quello che sta accadendo a Parma – mandare via vecchi dirigenti – che magari saranno assunti con tutti gli onori com’è successo a Braida col Barcellona – o irridere ex allenatori rossoneri quando approdano in squadre vincenti.

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