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EDITORIALE DEL GIORNO
Trofeo Berlusconi? Spettacolo deprimente
Posso dirlo? Avrei fatto meglio a starmene a casa. Che tristezza (spalti di San Siro desolatamente vuoti, – forse – meno di duemila spettatori con giornalisti, i ventidue in campo più quelli seduti in panchina e la terna arbitrale compresi), che spettacolo deprimente (nulla di nulla sul rettangolo verde), una vera e propria “umiliazione” per il calcio, quello vero, quello che ti fa sobbollire il sangue, che ti fa andare l’adrenalina a mille. Insomma, avremmo potuto, giacche eravamo qui, andare al bar dello stadio, sederci ad un tavolino con quattro amici (per dirla – o cantarla, se volete – alla Gino Paoli) e sorseggiarci un buon e salubre caffè. Invece no, invece si è costretti a sorbirci un’indecenza senza limiti.
Superati i primi venti minuti di totale inutilità ecco Niang (incredibile!) che con una punizione da circa trenta metri costringe l’estremo ospite – forse esagerando anche un po’, ma l’occhio vuole la sua parte – con volo plastico a mettere in angolo. Ohibò! E’ però questo il preludio al gol rossonero alla mezzora ad opera del Sor Pampurio, il redivivo Giampaolo Pazzini (si, ci crediate o no, proprio lui!) che raccoglie un “invito” di Saponara da sinistra e in piena area di rigore mette alle spalle di Franco. Poteva essere questo acuto milanista, l’abbrivio per tornare a divertirsi e magari pure ad entusiasmarsi. Non è però così e si torna beatamente a sonnecchiare.
Ma che avranno, mi chiedo, quei pochi intimi sugli spalti, da battere in continuazione le mani, incitare, cantare, urlare? E proprio vero che il calcio non è per tutti come, del resto, una bella pièce teatrale, un film d’autore o un’opera alla Scala. Anche qui, però, ora che rammento, siamo alla Scala… del calcio, d’accordo, ma è pur sempre il tempio del football meneghino dove si è scritta gran parte della Storia rossonera. E allora? Macchè, e si va al riposo col Milan in vantaggio ma il calcio è davvero ben altra cosa.
Al ritorno in campo, nuovamente Niang (uno dei tanti desaparecido…) sale in cattedra e al 7′ con un bel fendente colpisce il palo alla sinistra di Franco. Il Milan appare maggiormente… in palla anche se di azioni “interessanti” non se ne vede l’ombra. Solito giro di sostituzioni (finalmente Mastour in campo per la gioia degli occhi), il gioco è decisamente più fluido ma la partita è sempre imbragata nel suo anonimo cliché e stenta a decollare. Passa il tempo ma non accade nulla. A proposito, ma il tanto decantato San Lorenzo, la squadra detentrice della Libertadores e per la quale fa il tifo Papa Francesco, dov’è? Neppure il raddoppio di Bonaventura riesce a infiammare (eufemismo!) i “quattro – e infreddoliti – gatti” di San Siro. Una partita inutile, un trofeo senza senso che, se queste sono le condizioni, è assolutamente deleterio continuare a proporre. No – lo sappiano lor signori – non è questo il modo per rilanciare il blasone del Vecchio Diavolo.
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