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EDITORIALE DEL GIORNO
Milan, le ragioni di una disfatta: quale futuro?
La domanda è semplice e chiara: quale futuro attende il Milan?
Quali le prospettive?
Cosa attenderci?
La situazione è chiara. Fininvest – la Holding che detiene tutte le proprietà di Silvio Berlusconi – da anni considera favorevolmente la cessione, o almeno una parte, del club, a potenziali e ricchi acquirenti interessati: il ripianamento delle perdite avvenuto per molto tempo in passato da parte dell’azienda ha avuto un brusco e perentorio stop negli ultimi tempi, ed il diktat che ne è seguito è stato quello di Milan autosufficiente, in grado di camminare con le proprie gambe e di autofinanziare le proprie spese.
Aboliti ripianificazione dei debiti ed aumenti di capitale, in tempi di crisi economica e con la scure del Fair Play Finanziario, il Milan – è storia recente – si è così trovato a dover vendere tutti i suoi pezzi pregiati (Kaka, Ibrahimovic, Thiago Silva) per far cassa edabbassare il monte ingaggi, utilizzando gran parte del ricavato di queste cessioni eccellenti per spese di gestione e bilancio, e puntando su giovani, prestiti gratuiti eparametri zero. Una strategia vincente dal punto di vista dei conti (il Milan infatti supererà agevolmente i controlli Uefa per il biennio 2011-2013 essendo ben al di sotto del tetto limite dei 45 milioni di deficit tra entrate ed uscite) ma che non porta a vittorie e lotte al vertice per quanto riguarda il campo.
E le dichiarazioni dell’AD rossonero Adriano Galliani –“una volta il Milan sceglieva chi prendere tra i primi tre giocatori del mondo, ora non è più così. Dobbiamo farcene una ragione” – vanno appunto lette in quest’ottica. Senza il denaro della Casa Madre, il club di via Aldo Rossi può solo navigare a vista.
Resa totale o possibilità di risalita?
Tutto ruoterà intorno al nuovo stadio di proprietà, che dovrebbe sorgere in zona Expo nel 2017. Entro fine mese verrà presentato il progetto del nuovo impianto. Progetto che, se approvato, darà inizio ad un nuovo percorso nella storia del Milan. Non solo perchè si lascerà San Siro, il suo affitto (circa 4,5 milioni l’anno) e si godranno maggiori introiti(circa 30 milioni annui), ma soprattutto perchè entrerebbero in scena i nuovi protagonisti: lo sceicco Al Maktoum e la Gazprom di Valdimir Putin.
Il Milan cerca partner per finanziare la costosa operazione per una quota oscillante tra i 150 ed i 300 mln. Soldi indispensabili per un progetto di proporzioni gigantesche. D’altro canto, l’ingresso di capitali esteri tanto ingenti significherebbe – inevitabilmente – la cessione di quote del club, anche di maggioranza. Pensare che chi sborsi tanto denaro non voglia poi comandare è pura utopia. Le frettolose e stringate smentite di proprietà e dirigenza sono impliciti assensi ad un’operazione che, se pubblicizzata, potrebbe subire rallentamenti e non solo.
E la notizia di qualche giorno fa, riportata da Bloomberg, una delle agenzie di stampa più famose al mondo con sede a New York, secondo cui la famiglia Berlusconi avrebbe dato mandato alla banca d’affari francese Lazard, per cercare acquirenti accreditati a rilevare la società rossonera, è assolutamente vera e con fondamento.
Senza contare l’esoso esborso da parte di Mediaset, in un periodo non certo florido, di una cifra ingente (700 mln di euro) per l’acquisto dei diritti triennali della prossima Champions League, lascia aperta la possibilità che l’azienda di Cologno Monzese li rivende nell’ambito di una più ampia operazione con Holding internazionali: da Al-Jazeera alla russa Gazprom (attuale sponsor della massima competizione europea), ogni ipotesi è aperta.
Qualunque essa sia, una cosa è certa: se il Milan vuole abbandonare il mesto limbo in cui si ritrova e tornare ai massimi livelli che gli competono, la strada è una sola: la vendita del club, maggioranza o minoranza che sia.
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foto: aigo.it
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