-
EDITORIALE DEL GIORNO
Milan – Inter, più per orgoglio che per l’Europa
Milano, Milano mia, dove sono finite le glorie d’un tempo? Se lo chiedono i tifosi rossoneri e nerazzurri dopo un’amara annata. I tempi della Milano calcistica da bere sono terminati e comincia ora una nuova era, con molte incognite e poche certezze. Per questo il derby di fine stagione è come il tempo a Milano di questi giorni, sa più d’autunno che di primavera.
Difficile dare un nome, indicare una data o un fatto che ha avviato un declino non brusco, ma continuo dall’ultima coppa di Champions sollevata nel 2007, dopo tante stagioni d’oro e ripetuti trionfi.
Diciamo, per comodità d’interpretazione, che le attuali difficoltà partono dal giorno in cui s’è deciso di considerare Pirlo, cervello della squadra e vera fonte ispiratrice del gioco, un giocatore rotto e sul viale del tramonto. Era il maggio 2011. Sono seguite tre stagioni d’oro del talento bresciano in maglia bianconera. È ben vero che ragionare col senno di poi è comodo, ma è altrettanto indubbio che nessuna vera alternativa è stata mai percorsa. Al contrario quell’uscita è stata aggravata l’anno dopo dalla partenza di un grande difensore, qual è Thiago Silva, e di Ibrahimovic, entrambi attratti dai molti quattrini del Paris Saint Germain. Oggi il Milan è l’ibrido che sappiamo e l’illusione che il problema siano gli allenatori (Allegri o Seedorf) ha alimentato equivoci che pareva non appartenessero alla ex perfetta macchina sportiva rossonera. Il reparto arretrato non è all’altezza di una compagine di rango europeo: basti pensare, sia detto con totale rispetto, che Bonera è di gran lunga il migliore del gruppo. La debolezza della difesa non è compensata da un centrocampo adeguato. Kakà ha indubbiamente risollevato le sorti della squadra, ma non è più il fuoriclasse inarrestabile degli anni del Pallone d’oro. Impiegato a tempo pieno, rivela i suoi limiti di tenuta fisica. Così al centro il solo Montolivo porta la croce calcistica, mentre i molti trequartisti trascinano il pallone senza costrutto. Balotelli ne combina di tutti i colori, è indisponente, incapace di stare in gruppo e dovrebbe almeno guardare le immagini di come si comporta in campo Cristiano Ronaldo, un fuoriclasse assoluto, e come si sacrifica in continui ripiegamenti. Tuttavia sarebbe sciocco non riconoscere, tra le mille bolle della sua insopportabile boria, una ragione quando si lamenta d’essere servito poco e male e quindi costretto a uscire (poco e male) dall’area che comunque non è il vero territorio preferito dall’attaccante bresciano, più abile quando ha spazio, velocità e possibilità di tiro dai venti metri. Al di là delle dichiarazioni di facciata, è indubbio che al Milan andrebbe meglio una stagione senza altri impegni, nella speranza, per i tifosi, che si trovino nuove alleanze finanziarie, anche se è difficile che a Milanello venga concesso spazio a un novello Rockerduck da affiancare a Paperone.
Fonte: ilsole24ore.com
1,111 Visite totali, nessuna visita odierna









