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EDITORIALE DEL GIORNO
Un Papà a tinte rossonere
Grazie papà!
Devo ammetterlo, ci portava allo stadio un interista, lo zio, grande invalido di guerra che si accompagnava con suo fratello, mio padre, a vedere sia l’Inter di Herrera, sia il Milan di Rocco. Ogni tanto portavano anche me. E dall’angolino dei distinti ho iniziato a veder calcio con campioni come Suarez e Facchetti, Trapattoni e Sormani. Io ero milanista, come mio padre. Mi piacevano i colori, mi piaceva Gianni Rivera. Rivera è stato un giocatore fondamentale nell’imprinting di un bambino. Era la Milano degli anni sessanta. D’inverno c’era la nebbia e se pioveva il secondo anello ed il parterre erano luccicanti di ombrelli neri. Arrivò in quel periodo, nel 1967, un giocatore dal Brescia scaricato prima dalla Roma. Faceva il portiere di mestiere e Fabio Cudicini di nome. Tra i pali vestiva spesso con una lunga calzamaglia nera. Ma come, obiettavano in molti, è uno scarto, è già vecchio ha 32 anni! Arrivò in una buona squadra che aveva vinto la Coppa Italia l’anno prima, assieme ad un centrale difensivo – come si direbbe oggi – Malatrasi, un esterno di destra svedese di gran valore ma anche lui trentatreenne, Kurt Hamrin ed una punta dalle giovanili, tale Pierino Prati. Quella squadra vinse tutto. Coppa delle Coppe, Scudetto, Coppa dei Campioni, intercontinentale. Segnò la mia infanzia e di conseguenza la mia vita, e mi fece dire: “Papà, meno male che teniamo al Milan”!
Se vedete qualche analogia col mercato di oggi è del tutto casuale, ma cerchiamo di vincere la Coppa Italia per iniziare: vincere aiuta a vincere.
P.S.: Il presidente del Milan di allora era Franco Carraro che divenne in seguito, presidente della F.I.G.C. Si può avere nostalgia non solo per i giocatori.
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