Milan: La squadra di Inzaghi è la sorpresa fra gli studenti

MR_Bertone

Tempo di sosta, tempo di bilanci. Parziali s’intende, perché la prima decade d’ottobre non può rappresentare un punto d’arrivo, però qualcosa si può sicuramente già dire.

Per quanto mi riguarda il Milan di Inzaghi è come uno studente che promette bene ma che ancora non ha dimostrato il suo reale potenziale. In questi casi possono succedere tre cose: lo studente in questione si rivela la sorpresa della classe, resta nel limbo della sufficienza oppure diventa la grande delusione. Ad oggi sbilanciarsi è rischioso ma se non lo facessimo perderemmo in credibilità. E allora io dico che molto dipenderà dalle prossime due partite, quelle con Verona e Fiorentina. Impegni tosti, dopo i quali non sarà più possibile nascondersi. Battere Mandorlini e Montella vorrebbe dire volare in classifica anche perché, nel frattempo, le altre contendenti alla zona Europa si scontreranno fra loro: Inter-Napoli il 19 ottobre, Sampdoria-Roma il 25. Qui capiremo molto dei reali obiettivi rossoneri, attualmente nascosti dietro un diplomatico “tornare a fare le coppe”. Tra un terzo e un quarto posto passa un bel buco, anzi una voragine, sia in termini di prestigio che economici. Il gradino più basso del podio è, paradossalmente, più conteso del primo e la lotta si preannuncia dura e senza esclusione di colpi. Ad oggi il Milan ha dimostrato di potervi prender parte e questa, viste le premesse estive, è già una bella notizia. Restano da sistemare molte cose a cominciare dalla fase difensiva. I gol subiti (9 in 6 partite) sono troppi: nessuno nella parte sinistra della classifica ne ha presi tanti. A far da contraltare c’è invece il miglior attacco (13 come la Juventus) ma questo non può bastare perché, come dimostra la storia del calcio italiano, la differenza la fanno le difese. I numeri direbbero che la squadra stia migliorando visto che, tra Cesena e Chievo, la porta di Abbiati è stata bucata una sola volta, la realtà però dice che le cose non stanno esattamente così. Non aver subito reti contro i veneti è stato solo un caso, chiunque capisca qualcosa di calcio lo sa dunque non dubito che a Milanello se ne rendano conto bene. Non è un problema di uomini (penso che Alex, Zapata, Rami e Mexes siano più che sufficienti per il campionato) e forse nemmeno tattico (col 4-2-3-1 Mourinho non prendeva gol neanche a pagarlo e il 4-3-3 è il sistema di riferimento della Roma, altra squadra piuttosto restia a concedere qualcosa), bensì di atteggiamento e concentrazione. Quello che è accaduto contro il Chievo a metà secondo tempo ha del clamoroso: palla persa da Muntari e autostrada spianata verso Abbiati, col solo De Sciglio a fare da “vigile”. Ci sta che un centrocampista sbagli un appoggio (succede anche a gente ben più quotata), non ci sta invece che la difesa sia completamente fuori piazzamento, per giunta in vantaggio di un gol. Queste cose fanno la differenza tra una grande squadra e una normale: Inzaghi e Tassotti lo sanno bene… Se troveranno la quadratura allora ci divertiremo perché là davanti le cose funzionano a meraviglia. In particolare Menez e Honda e proprio parlando del giapponese chiudo l’editoriale. Qualche mese fa in molti lo deridevano e le critiche finivano per colpire Galliani e Seedorf. Il primo perché lo aveva comprato dandogli addirittura la maglia numero 10, il secondo perché lo faceva giocare come esterno d’attacco. Qualche mese dopo la 10 c’è ancora così come il ruolo; solo che, 4 gol e 2 assist dopo, all’ad vengono fatte le scuse, al tecnico olandese no. Nessuna novità, solo l’ennesimo esempio di certe storture mediatiche tutte italiane. Che, per fortuna, non trovano spazio su Milanorossonera.it…

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