-
EDITORIALE DEL GIORNO
Il Dubbio
La visione del calcio cambia: stili mode tattiche e soprattutto velocità ci hanno portato ad una concezione differente del gioco e dei giocatori. A volte, vivendo la passione del momento, può capitare di sopravalutare un modesto lavoratore della pedata, altre non accorgersi o dare per acquisito la qualità che già si possiede.
Capita di voler indossare un capo appena comprato, magari in saldo, dimenticando il cachemire che si ha nell’armadio. Ma quando fa freddo la qualità del tessuto fa la differenza. Fuor di metafora mi riferisco a Robinho, fischiato sabato. San Siro si sa non è tenero ma negli anni è passato dall’essere trepidazione per piedi non vellutati com’era negli anni 70, fino a toccare i padiglioni uditivi di grandi giocatori anche nel recente passato. Savicevic, Baggio, Albertini hanno sentito qualche nota acuta nei loro confronti in più di un occasione. Capitolo a parte è quello di Clarence Seedorf. Il suoi trascorsi e il suo modo di porsi, non avevano ispirato immediato feeling con i tifosi. La maggior parte degli supporters rossoneri ha imparato ad apprezzarlo col tempo, con le prestazioni. In una squadra che anche grazie a lui diventava una delle migliori della storia, si è ritagliato un suo spazio talmente preciso da diventare imprescindibile. E i delatori che erano rimasti qua e là, non vedevano l’ora di un calo di forma, una o due giornate storte che nell’arco di una stagione sono fisiologiche, per dar sfogo a “sifolate” irrazionali. Quando poi il dualismo, tatticamente immotivato ma così percepito, con l’idolo dal grande effetto mediatico Ronaldinho è divenuto motivo del contendere i fischi diventarono maggioranza. Io ammiravo l’aplomb, la calma, l’impassibilità con cui conviveva con quelle a mio parere immotivate manifestazioni di dissenso. Poi la buriana passò così come il Gaucho, e Clarence fece in tempo a vincere un altro scudetto proprio con Robinho. Certo da allora Roby Robinho ci ha fatto vedere tante occasioni clamorose mancate sotto porta, e prestazioni non sempre all’altezza soprattutto in concomitanza alle voci che lo davano in partenza per il Brasile. Ma con il depauperamento del tasso tecnico della squadra è rimasto uno dei pochi ancora capaci di saltare l’uomo o almeno a provarci, ricordiamo per esempio quest’anno la splendida partita in casa con il Barcellona. In questo momento, come tutta la squadra, non gode di una forma smagliante e pretendiamo tutti (probabilmente anche lui) molto di più dalla sua classe, ma anche sabato solo lui e Kakà provavano a puntare l’avversario di turno, senza grandi fortune per entrambi tra l’altro. Un gol col Toro, Robinho in verità lo anche segnato, annullato poi per giusto ma millimetrico fuori gioco, a testimonianza comunque della sua capacità tattica e anche su questo si basa il sostegno di Seedorf che spero gli passi anche la sua esperienza a sopportare le disapprovazioni del pubblico. Aspettiamo Adel Taarabt, vediamo se avrà i numeri per essere da Milan, lo speriamo fortemente, ma sono sicuro che di Binho potremmo avere ancora bisogno o almeno concediamogli il beneficio del dubbio. Aver in rosa un giocatore della sua classe e della sua esperienza, motivato e concentrato può essere d’esempio per i nuovi arrivati e darci ancora qualche soddisfazione.
RIPRODUZIONE RISERVATA
653 Visite totali, nessuna visita odierna








