Milan: l’appetito vien mangiano, ma non illudiamoci!

Elio Arienti 2

Riproviamoci, dai… Se, come dice un vecchio adagio, “l’appetito vien mangiando”, questo finale di stagione potrebbe riservarci delle vere sorprese e regalarci quelle piccole anche se insignificanti soddisfazioni che, per un motivo o per l’altro, ci sono venute meno nell’arco del campionato.

Oddio, non che questo trittico di partite (con Sassuolo, Torino e Atalanta), ammesso che si riesca a fare bottino pieno, ci debba necessariamente riconciliare con le nefandezze del recente passato, assolutamente no – ci vorrebbe ben  altro! -, ma almeno potrebbe rendere meno amaro un cammino sin dall’inizio costantemente in salita e che nella seconda parte, poi, è diventato via via sempre più scosceso e irto di difficoltà a volte, in apparenza, addirittura insormontabili.

Il successo con la Roma – brutto, impalpabile, a tratti inguardabile l’undici capitolino – è stato comunque importante non solo per come è venuto ma soprattutto perché ha ridato fiducia, morale, autostima a tutto un ambiente assolutamente depresso e sconsolato anche se, diciamolo serenamente, non è bastato – e non basteranno certamente neppure le eventuali tre vittorie da qui alla chiusura delle ostilità – ad acquietare una tifoseria delusa, intollerante e refrattaria ad un declino societario inevitabile col quale, da tempo è   ormai in aperta e totale contestazione.

Ma insomma, via, per tornare a dare un pizzico di serenità e tranquillità, un successo di prestigio ci voleva davvero ed è venuto nel momento più inatteso, quando cioè tutti pensavamo – anche se mai lo avremmo detto apertamente – che ormai la barca era alla deriva in balia dei flutti e che difficilmente si sarebbe ripresa ponendo le basi per un rientro in porto tranquillo e a vele spiegate. E invece… Toh, la reazione c’è stata e l’orgoglio ha fatto il resto. Bene così, ma adesso serve chiudere in gloria nell’attesa (trepida e fremente) degli eventi societari che potrebbero, sin dalla prossima stagione, ribaltare tutto e riportare, per questo povero Diavolo, nuovamente indietro le lancette del tempo a quel proscenio che fu…

Senza farsi illusioni, pero! Perché i cambi di rotta, se societari, poi, hanno necessariamente bisogno di tempo per essere totalmente assorbiti e mandati… a memoria. Soprattutto quando – dovesse mai accadere – sullo scranno più alto della pontificia opera rossonera (chiedo venia per l’irriguardoso e inappropriato accostamento religioso) dovrà trovare posto – poco importa chi, come e perché – un qualsivoglia mister Bee o mister Lee o, ancora, un novello Bruce Lee. Uno che, per capirci, arriva dal lontano Oriente, ambizioso quanto si vuole ma assolutamente sconosciuto ai più, senza alcuna idea su cosa è o non è il calcio e che questo “nuovo mondo” lo ha (forse) solo sfiorato attirandolo come una calamita. Ma non basta entrare, in questo nuovo mondo, dalla porta principale accompagnato da un conto corrente con parecchi “zeri”, serve restarci e investire. Per stadio, sede e soprattutto squadra che ne ha bisogno come il pane per tornare a combattere e – possibilmente – a vincere. Perché il Milan, da sempre, è “vincente”. Lo sappiano gli eventuali, nuovi proprietari. Il resto è solo e soltanto… aria fritta.

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