Milan: Addio sogni di gloria!

Elio Arienti 2

Che noia che barba, che barba che noia! Così concludeva in “Casa Vianello” lo splendido duetto tra lo straordinario, magistrale Raimondo e Sandra Mondaini; così s’è concluso – senza interpreti principali ma solo con comparse improbabili – tra sbadigli e malinconia un Derby di Milano che ha visto dimenarsi sul rettangolo verde di San Siro, come anatre nello stagno, due squadre davvero imbarazzanti, assolutamente senza qualità e talento. Meglio comunque i nerazzurri rispetto all’undici di Filippo Inzaghi ancora una volta privo di orgoglio, fierezza e ambizione.

Comprensibili, dunque, le parole di Adriano Galliani a fine gara quando, incontrando un gruppo di tifosi s’è lasciato andare, desolatamente abbruttito dall’orrido spettacolo, ad una frase del tutto naturale nella sua logica crudezza: “Non c’è nulla da dire, vien solo da piangere…”. E’ vero, ormai – anche se la matematica ancora non ci da torto – l’Europa, pure la prossima stagione dovremo solo sognarla, guardarla comodamente seduti nel salottino di casa, senza (e sarà il secondo anno consecutivo) potervi mettere piede, lontani da ogni tipo di protagonismo. Che tristezza! Ma non erano, a partire da quella scorsa contro la Sampdoria, nove partite tutte da vincere, nove finali che non si dovevano (e potevano) fallire. Invece…  Come al solito, il Milan ha steccato ancora, ha nuovamente sbagliato indirizzo sbattendo il grugno contro se stesso e il suo ego sempre più appannato e decadente.

Ora non resta che sperare nell’intervento divino (e non altro…) per chiudere in modo decente una stagione davvero difficile lasciandosi alle spalle un campionato che ha riservato, senza soluzione di continuità, solo insoddisfazioni e delusioni. Ma questo, solo e soltanto a causa delle decisioni cervellotiche di una società e di un gruppo dirigente  che han voluto esclusivamente “far di conto” senza pensare al pedigrèe, al blasone e al prestigio di un Milan pluridecorato. Ed ora, che fare? Bella domanda, alla quale è quantomai complicato dare una risposta. A meno che… (ed ecco qui l’intervento divino) non si arrivi davvero ad un cambio di rotta a 360 gradi in grado di indicare una nuova, tanto auspicata e conclamata, direzione di marcia . Una “terza via” dalla quale, in verità, non si può affatto prescindere se si vuole riannodare  quel filo, da troppo tempo ormai, tranciato a metà. Altrimenti per il prossimo decennio (almeno!) scordiamoci di tornare al proscenio. Insomma, addio sogni di gloria…

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