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EDITORIALE DEL GIORNO
Cerci o Menez, questo è il dilemma! Il 4-3-1-2 non mi emoziona!
Cerci o Menez, questo è il dilemma! Quando William Shakespear, nel lontano 1602, scrisse l’Amleto sicuramente non immaginava che, un giorno, qualcuno avrebbe usato il suo incipit per scopi così “blasfemi”.
Eppure, da una settimana all’altra, il vero problema di casa Milan sembra essere diventato questo. Questione di abbondanza, diventata tale dopo la scelta di Inzaghi di lasciare i “vecchi” 4-3-3 e 4-2-3-1 per il “nuovo” 4-3-1-2. Modulo che, lo dico subito, non mi appassiona particolarmente, seppur sia stato la chiave di tutte le recenti (si fa per dire) vittorie rossonere. Lo utilizzava Ancelotti, anche se alternandolo al 4-3-2-1 (più comunemente conosciuto come “albero di Natale”), lo ha usato Allegri e poi, particolare non certo secondario, piace da matti al presidente Berlusconi. Ci sta dunque che Inzaghi, arrivato all’ultima spiaggia, decida di giocarsi le ultime carte così. Il problema è che questa squadra è stata costruita (male) per fare altro, come dimostra proprio l’acquisto di Cerci, peraltro arrivato solo da un paio di mesi. Gestire la situazione non sarà facile, perché se è vero che una maglia spetta di diritto a Destro è anche vero che l’altra è solo teoricamente libera. E’ evidente infatti che Inzaghi straveda per Menez così come che il Milan non possa proprio rinunciare a Bonaventura, l’unico sempre sul pezzo, anche nelle giornate più difficili. E allora che si fa col povero Cerci? Lamentele della fidanzata a parte (ma possibile che le wags non si rendano conto che i loro mariti col calcio ci lavorano?) capisco la sua frustrazione. Arrivato a gennaio da un club con ben altre prospettive come l’Atletico, Alessio si è ritrovato retrocesso da “oggetto del desiderio” a “superfluo” nel giro di poche settimane, quasi senza accorgersene. Un po’ ci ha messo del suo, questo è vero, perché la condizione fisica con cui si è presentato a Milanello era quantomeno approssimativa, poi però ha pagato colpe altrui. Inzaghi infatti, a mio modo di vedere, non ha gestito la cosa nel migliore dei modi. E’ legittimo che un allenatore faccia le sue scelte ma queste devono sempre rispondere a logiche egualitarie, pena rischiare sommosse di spogliatoio. Dunque perché provare tutta la settimana Cerci fra i titolari per poi retrocederlo in panca il giorno prima della partita? Perché farlo entrare in campo a soli 5’ dalla fine, dando l’impressione che si trattasse più di una passerella (per Menez s’intende) che altro? E ancora, siamo sicuri che il francese si meriti la maglia da titolare a prescindere dalle prestazioni? Già, sinceramente faccio parte di quella sparuta minoranza che non stravede più di tanto per l’ex bad boy del Psg. Riconosco le sue qualità tecniche, ci mancherebbe, però noto anche gli atteggiamenti altezzosi in campo, i colpi di tacco fini a sé stessi, la totale anarchia tattica e l’idiosincrasia per il passaggio ai compagni. Insomma, è uno splendido funambolo ma come giocatore mi convince poco. Non mi lascio poi ingannare dalle cifre: dei 12 gol segnati la metà sono su rigore, questo vuol dire che su azione ne ha fatti solo 6 pur giocando 23 partite, per giunta da padrone assoluto del reparto offensivo. Io un po’ di spazio a Cerci lo darei, magari sperando che, nel ruolo di seconda punta, possa ripetere le magie fatte con Immobile ai tempi del Torino, anche perché Destro, finora, non mi sembra entusiasta del compagno di reparto. E comunque il 9° posto in classifica deve far riflettere tutti, in particolare quelli che hanno giocato di più.
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