De Sciglio, ragazzo’ interrotto’

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C’era una volta un ragazzo che a 18 anni debuttava titolare nel derby.

La tranquillità di un veterano  che gli permette  – la stagione successiva – di conquistare con merito la maglia da titolare e la fascia esterna della difesa, destra o sinistra che sia.

Il giovane Mattia conclude quel 2012-2013 con 33 presenze, voti buoni e una considerazione in crescendo nel panorama internazionale. Prendelli lo convoca nella rosa azzurra in partenza per la Confederations Cup e gli affida la corsia mancina. De Sciglio ricambia con quattro buone prestazioni da titolare e attira su di sè l’interesse dei maggiori club internazionali. Su tutte è il Real di Ancelotti a corteggiarlo, pronto secondo alcune voci ad offrire 20 milioni di euro. Il Milan e Mattia resistono con forze alle lusinghe, tanto che il numero 2 dichiara persino di volerne diventare il capitano. Ma il 2013-2014 porta con sè le delusioni di squadra e soprattutto personali: i continui infortuni che interrompono la sua crescita, il rientro poco convincente nel finale ed un Mondiale da comprimario, eccetto quel gettone contro l’Uruguay, capolinea del Mondiale azzurro.

Il nuovo corso di Inzaghi doveva essere l’occasione del suo rilancio. Il diploma di laurea tra i grandi, la conferma sul campo delle aspettative degli addetti ai lavori. Ma i due mesi di campionato appena trascorsi hanno mostrato ancora un ragazzo acerbo, al bivio tra diventare un grande o un normale giocatore. Il De Sciglio di oggi è ancora ‘un cerbiatto smarrito’, vittima della consueta timidezza offensiva alla quale si è aggiunta l’incurezza difensiva,  presa a spallate dai suoi contendenti di turno.

Che la sua titolarità pressoché indiscutibile ne abbia minato la cattiveria e la voglia di dimostrare di essere un campione?

 

 

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