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EDITORIALE DEL GIORNO
Milan: cercando la strada, trovando la via…
Il risveglio è stato brusco. Lo temevamo: speravamo di aver raggiunto finalmente qualche certezza, ma sapevamo che la bella prestazione con la Lazio la scorsa settimana poteva rivelarsi un sogno che svanisce al mattino.
Si poteva pensare però che la sveglia potesse suonare un po’ più in là, con un’avversaria di spessore come la Juve per esempio o per tirare il fiato dopo un filotto degno di questo nome. E invece da subito, contro un’onesta Atalanta guidata con esperienza dal veterano Edy Reja, il Milan ha subìto gioco e ritmo che hanno evidenziato le assenze ed esaltato il giovanissimo portiere rossonero. Che un portiere pari va bene, più preoccupante quando l’altro di parate non ne fa perché non si tira mai in porta. Così la partita è finita con l’estremo difensore bergamasco Sportiello coi guanti immacolati e Donnarumma a difendere ed agguantare un punticino, immeritato ma prezioso. Mihajlovic ha ricordato le assenze di Bertolacci e soprattutto Bonaventura, ma credo che il potenziale tecnico della gara fosse comunque a netto favore del Milan. C’è da domandarsi quindi come si possa esser stati presi a pallonate per tutto il secondo tempo, con gli atalantini che arrivavano sempre primi sulla palla con raddoppi e pressing, armi a disposizione di ogni squadra se ben organizzata. Ritmo e velocità che s’erano visti a Roma, inspiegabilmente dissolti in una settimana. Né è valso sul finale di partita il cambio di modulo, 4-2-4, che ha partorito un solo disperato contropiede che ha rischiato di concretizzare un furto, ma soprattutto ha lasciato due uomini a terra coi crampi segnale di chi ha corso tanto ma corso male, ad inseguire. Chi di crampi non ha sofferto è stato Cerci, spesso avulso dal gioco e quando chiamato in causa impreciso e prevedibile. Pensavo potesse essere escluso dalla formazione iniziale visto il richiamo in conferenza al suo approccio svagato a qualche allenamento. Evidentemente però il Mister ha voluto cambiare il meno possibile. Si motivano così anche le presenze di Montolivo e Bacca non al meglio (come Cerci per la verità), e Niang e Mexes al rientro e con poca autonomia. Per esibire però questa prestazione, forse sarebbe stato utile provare qualche cambio soprattutto nella zona nevralgica, ma questo è il senno di poi. Quello che invece si evidenzia è l’impianto di gioco, che non ha una struttura affermata e certa per potersi imporre agli avversari soprattutto in casa. Che le caratteristiche di gioco di Mihajlovic potessero improntarsi sulle ripartenze era facile da immaginare per storia ed esperienza, e questo non sempre preclude lo spettacolo, anzi. Ma che non siano ancora diventate parte integrante e continuativa della organizzazione tattica, pressing e grinta che dovrebbero essere il marchio di fabbrica dell’allenatore serbo, è più difficile da digerire. I punti guadagnati nelle ultime partite avvicinando i rossoneri alle zone alte della classifica, quest’anno particolarmente corta, aveva indotto qualcuno a devianti sogni di gloria. La partita di domenica ha riportato tutti coi piedi per terra: quel che bisogna perseguire è il ritorno ad una squadra compatta e determinata che faccia intimorire gli avversari e che appaia come uno scoglio ostico e difficilmente superabile. Poi si faranno i conti. Ma non vorremmo più che il Presidente Berlusconi si senta in dovere di andare a fare i complimenti per il gioco alla squadra avversaria. Sono sicuro che anche lui vorrebbe dimostrare la sua signorilità andando a consolare gli avversari per aver trovato un Milan arcigno ed insuperabile, se non di classe com’era nei tempi andati. Adesso pausa: una settimana per rifiatare mentalmente e, per qualcuno, la possibilità di trovare affermazioni e positività nelle proprie nazionali, al netto di malaugurati infortuni. Dopo, cinque gare per arrivare a Natale: subito la Juve e poi partite accessibili. Vedremo un Milan finalmente tosto e continuo? Iniziare bene aiuterebbe..
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