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EDITORIALE DEL GIORNO
Milan: Il tecnico delle cordate
La partita che non ti aspetti: un Milan compatto e ordinato, fa piccola una Roma apatica, pur seconda in campionato, che cerca di entrare dalla porta principale in Champions.
Non ero ottimista sulla prestazione che i rossoneri avrebbero potuto offrire e avvicinarsi allo stadio senza la fibrillazione che ha sempre accompagnato i miei arrivi a San Siro da mezzo secolo a ‘sta parte mi sconcertava, ma ecco che, come spesso fa il calcio, la sorpresa era dietro l’angolo o meglio dentro lo stadio. Qualche avvisaglia c’era stata nella resistenza coesa per 70 minuti, agli assalti del Napoli in inferiorità numerica, prima di cedere alla superiorità anche tecnica. Ma la partita dell’altra settimana era troppo atipica per dar certezze. Sabato invece, la squadra si è espressa con equilibrio ed intensità, e con una convinzione raramente vista quest’anno. La maggior armonia di gioco in concomitanza con l’assenza di Menez, non mi pare un dato inoppugnabile, ma certamente degno di qualche analisi. Fatto sta che la buona gara che ha portato alla vittoria sulla Roma fa aumentare i rimpianti, e sviluppare le domande sulla qualità della rosa e sulla sua gestione.
Le cadenze della partita che tutti i milanisti però stanno in realtà seguendo, cioè quello della vendita delle quote o della maggioranza della società, cominciano a dilatarsi, trascurando il mercato che s’avvicina. Il vantaggio, l’unico di questa difficile stagione, di non aver nulla da chiedere alla classifica, poteva promuovere valutazioni tecniche e morali di tutto lo staff tecnico, di tutti i giocatori, in tempi agevoli. La cessione di qualsivoglia percentuale del Milan, se avverrà in tempi equi, permetterà la scelta del tecnico più adatto, dei giocatori a lui più idonei. Già, ma chi sceglierà chi? L’impressione, nel bailamme delle voci, nel ripetersi delle dichiarazioni, che salvo clamorose offerte eclatanti la gestione avrà ancora le facce e le teste di Adriano Galliani e di Barbara Berlusconi con le redini salde in mano a Silvio Berlusconi. Chi è uscito allo scoperto finora, il signor Bee Taechaubol, s’è distinto per la vivace esibizione mediatica, per i categorici obiettivi programmatici dei suoi soci della Doyen Sports. Scelta non proprio riguardosa per chi ha deciso di staccarsi da un pezzo di cuore, per chi ha disegnato gli ultimi trent’anni di storia vincente. E se i procuratori potranno comunque incrociare per interesse, le strade del Milan – in particolare di Galliani – e di qualche giocatore, le ultime dichiarazioni del presidente paiono sottolineare di non voler cedere la maggioranza al broker thailandese, lasciando per ora la porta aperta solo ad un’eventuale partnership, ma ben valutando le prime crepe che anche qualche cronista accorto, intravede nella solidità economica di Mr. Bee. Quando si paleseranno finalmente le offerte delle riservate cordate cinesi, sapremo se avranno saputo superare l’asta – bella alta – posta da Berlusconi per privarsi della maggioranza, o per la cessione scaglionata nel tempo. Sapremo se, come chiede il presidente, ci sarà la volontà di investire, subito e massicciamente, per competere con le potenze calcistiche attuali; se vorranno concedere all’esperienza dell’attuale dirigenza, a mo’ di Virgiliana guida, la possibilità di condurli tra le fiamme del mercato. Ma per ottenere risultati sarà necessario che ci sia la scelta del tecnico e con lui dei giocatori. Siamo a metà maggio, bisogna progettare, aprire contatti, tessere trame, ma soprattutto, sapere quale sarà il budget a disposizione, quanti i capitali spendibili per non essere legati solo ai parametri zero, per tornare a scalare posizioni nel calcio italiano, europeo e mondiale. Speriamo che le cordate ci riportino presto in vetta.
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