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EDITORIALE DEL GIORNO
Il Milan non può essere maltrattato così!
Non è certamente passata inosservata l’ennesima disastrosa prestazione del Milan. Nelle ore e nei giorni successivi il match con l’Empoli, in tanti – un eufemismo per non dire… tutti – si sono chiesti il motivo per il quale Filippo Inzaghi, l'”ideatore” e il “creatore” di questa disfatta, non sia stato ancora esonerato.
Del resto, si sa, in questo calcio non si ha neppure il tempo di respirare e men che meno quando le cose vanno di male in peggio si deve giocoforza trovare un “capro espiatorio” in grado di mettere tutti d’accordo. Sappiamo perfettamente che a pagare, sempre e soltanto, è l’allenatore e anche in questo caso non ci si può esimere da tale… prassi consolidata. Che Pippo sia l’unico e solo colpevole o no, poco importa. Serve e presto mettere sul banco degli imputati qualcuno e l’ex bomber rossonero è l’uomo giusto al momento giusto.
Insomma, non c’è più tempo da perdere, serve fare qualcosa per risollevare le sorti di un Milan che stanno via via degenerando e imbarazzando una piazza che già da tempo, ormai, non sa rendersi conto del motivo di tanta ignominia. Ma sappiamo altrettanto bene che in società, sia pur con molte riserve e contraddizioni, c’è qualcuno che non ha per nulla voglia di mettere sul tavolo altri quattrini così da foraggiare l’ennesimo ingresso in panca di un nuovo allenatore. Ma, non serve altro cash per chicchessia, anzi… Servirebbe molto più semplicemente battersi il petto, cospargersi il capo di cenere e andare, dritti dritti a… Canossa. Per capirci, rivedere certi atteggiamenti, rimangiarsi certe dichiarazioni, chiedere (magari) anche scusa e richiamare in sella Clarence Seedorf. L’olandese, del resto, è già a libro paga della società di via Aldo Rossi e non esiterebbe un solo istante a rientrare tra i ranghi. Ma no, per far ciò bisognerebbe riconoscere una sconfitta recitando, dinanzi a uno stipendiato, il classico “mea culpa” e questo non è, ovviamente, nel Dna di una arrogante, altezzosa e indisponente dirigenza rossonera. Peccato!
E allora, si vada avanti così, col rischio di allungare a dismisura e penosamente la serie di figuracce che durano (con l’eccezione della vittoria risicata col Parma) ormai dall’inizio di gennaio e che in questo 2015 non ci ha dato alcun tipo di soddisfazione. Il Milan, non può e non deve, essere maltrattato da un “alchimista” in cerca di un futuro che (ancora) non gli appartiene; il Milan ha una sua dignità e un passato – anche recente – più che apprezzabile e vincente per cui va coccolato, teneramente assecondato, viziato perché possa dare di se una immagine da copertina al di fuori del proprio intimo. Non è invece possibile, dunque, renderlo schiavo di schemi e di personaggi a lui per nulla riconoscenti. Giocatori e allenatori passano, il blasone, il carisma, e il fascino inequivocabile del brand restano per sempre. E il Milan ha un ascendente sui propri tifosi e in campo internazionale che regala emozioni ogni volta che in un qualsiasi stadio scendono in campo quei colori e quello straordinario appeal che deve restare sempre vivo nella coscienza e nella riconoscenza di ognuno di noi.
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