Milan: uno sguardo alla Champions pensando alle prossime 3 partite

MR_Bertone

Un Natale con vista Champions. Oppure nel limbo della mezza classifica, lontani dai piazzamenti che contano e da quel terzo posto tanto desiderato.

Le prossime tre partite potrebbero davvero indirizzare il campionato del Milan, nel bene o nel male. Genoa, Napoli e Roma rappresentano bei test sotto tutti i punti di vista: per la classifica (le prime due sono appaiate al terzo posto, i giallorossi lottano per lo scudetto), per il gioco e per il morale. Insomma, il momento è delicato ma, per fortuna, i rossoneri possono affrontarlo con un pizzico di serenità in più rispetto alle scorse settimane. La vittoria sull’Udinese, oltre che interrompere un digiuno che durava da metà ottobre, ha fatto segnare un passo in avanti sul piano della prestazione il che è tutt’altro che secondario. Perché se è vero che poi, alla fine, contano i risultati, è altrettanto vero che giocare bene aiuta a raggiungerli. Il Milan sembra aver definitivamente trovato una sua fisionomia: 4-3-3 con Menez finto attaccante, con tanti saluti a Torres e Pazzini. Questa, in effetti, sembra essere la soluzione migliore per la squadra, molto più imprevedibile ed equilibrata così che con il 4-2-3-1 visto in altre occasioni. Pur essendo un sostenitore convinto del centravanti di ruolo sono contento che Inzaghi abbia preso una decisione forte, in controtendenza con le note idee berlusconiane. L’allenatore è lui e domenica l’ha dimostrato. Certo gli è andata bene, perché forse, senza quel rigore così discusso, oggi ci ritroveremmo a parlare di un Milan zoppicante ma il calcio, si sa, è fatto di episodi e in quelli Superpippo è sempre stato bravo e fortunato. Avanti così dunque, con la speranza che un paio di settimane in più riportino Torres a un livello competitivo, in attesa di eventuali sviluppi nel mercato di gennaio. Ecco, a tal proposito dico subito (magari mi sbaglierò ma a parlare dopo son bravi tutti) che l’eventuale acquisto di Okaka non mi convince affatto. Il ragazzo passa per un giovane di belle speranze ma la cartà d’identità segna 25 anni: linea verde, non verdissima. A quell’età, per come la vedo io, devi aver già dimostrato qualcosa per meritarti la maglia del Milan, invece Stefano ha girovagato per l’Italia tra A e B senza mai incidere davvero. Anche quest’anno, pur giocando da titolare in una Sampdoria che “gira”, ha segnato solo due gol (uno proprio contro i rossoneri): fa a sportellate, si sbatte, ma non è un bomber. Anche qui però è giusto che l’ultima parola spetti a Inzaghi. Se ritiene di aver bisogno di un attaccante con quelle caratteristiche è giusto che la società tenti di accontentarlo, viceversa indirizzi la società verso qualcun altro. Guai però a lasciarsi andare a sogni di mercato: i soldi di Fly Emirates non permetteranno chissà quali acquisti. In questo senso credo ci sia stato un grosso equivoco, peraltro alimentato ad arte da giornali e tv. Il messaggio che è passato (me ne rendo conto io per primo leggendo le mail che mi arrivano dai tifosi) è il seguente: il Milan avrà oltre 100 milioni da spendere. La realtà è invece un’altra, perché i quattrini in questione arriveranno spalmati in un quinquennio e, conti alla mano, segneranno un incremento di “soli” 5 milioni a stagione. Abbastanza per mollare tutto e aprire un chiringuito sulle spiagge del Caribe, non per guerreggiare con Real Madrid, Barcellona e Bayern Monaco. Il futuro sarà all’insegna di competenza e fantasia, non di aste milionarie.

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