Niente pace per il Milan, ma bisogna crederci

Elio Arienti 2

Non c’è proprio pace nel Milan. I risultati non vengono, il gioco latita, in società è il caos totale… Tutti contro tutti mentre i tifosi stanno alla finestra guardandosi stupiti e non riescono a capire.

Non è questo, infatti, il “loro” Milan, quello che il popolo rossonero è stato abituato a conoscere nell’ultimo trentennio (o quasi) berlusconiano. Quel Milan era un’altra cosa; calciatori di altissimo profilo, gioco a tutto campo, creatività, fantasia e genialità allo stato puro, calcio spettacolo condito da vittorie e trionfi sotto ogni latitudine. Un grande Milan, non c’è che dire, con un presidente, il “Cavaliere”, cui non faceva difetto regalare, ai suoi magnifici eroi, ai suoi straordinari ragazzi, tutto ciò che serviva per restare lassù, nell’Olimpo dei grandi. Ma questo, ripetiamo, era il Milan di ieri, oggi è tutta un’altra cosa. Certo, il momento non è di quelli che ti consentono di fare programmi a lunga gittata, di spendere e spandere a destra e a manca come se nulla fosse ma, comunque sia, il Milan ha bisogno di ritrovare se stesso, il suo blasone, il suo tangibile appeal.

Così, dopo anni di (giustificata o ingiustificata, fate voi)… assenza, il Boss ha deciso – anche perché costretto, suo malgrado, da vicissitudini personali – di “tornare in pista”, di rimanere il più possibile al fianco del suo “gioiello” che continua comunque a piacergli ed al quale con premuroso affetto e delicata benevolenza vorrebbe dedicarsi anche se le soddisfazioni di una volta non sono più le stesse. Sia sotto il profilo quantitativo che, soprattutto, qualitativo. Questo Milan non ha, infatti, davvero nulla a che fare con quello degli anni d’oro, dei momenti in cui il rossonero era più che mai in auge e sfidava da par suo il mondo. Non ci sono più campioni ne tantomeno fuoriclasse, gli interpreti di un calcio che rapiva l’occhio, ammirati, stimati e rispettati in ogni angolo, anche il più remoto, del globo. No, questo Milan è ben altra cosa. Ed è per questo che si deve tornare a rifarsi il look e a sognare. Il Milan non può nascondersi nelle pieghe del centro-classifica come una qualunque altra squadra priva di stimoli e di stuzzicante suggestione, serve ritrovare il proprio ambizioso orgoglio, rialzare la testa e guardare al futuro con rinnovata baldanza.

Ma tutto ciò non si può fare con gli attuali interpreti. Serve ben altro. Serve rinnovarsi con giovani campioni di talento e prospettiva ma anche con qualche “vecchietto gioioso e pimpante” in grado di offrire esperienza e concretezza. Insomma, si getti definitivamente a mare il carico ingombrante e la zavorra che frena l’incedere dei ragazzi di Clarence Seedorf e si torni a correre come ai bei tempi e possibilmente anche a vincere alimentando il pedigèe milanista e implementando, magari, un palmares già cospicuo e di assoluto valore. E’ questo l’incipit del Milan, il compito al quale Kakà e compagni sono chiamati a dare risposta. Non può il Milan lasciarsi andare ad un destino iniquo e ingrato, demoralizzarsi e deprimersi senza reagire; è venuto il momento di riprendere il filo spezzato ormai da tempo e convincersi che il bello deve ancora venire. A cominciare da subito, sia chiaro. Certo, ormai, per questa stagione tutto è perduto, ma… mai dire mai. Al peggio c’è sempre rimedio. Basta crederci!

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