Risposte e verità: i tifosi non chiedono altro

Macagnino

Credevamo che a bocce ferme e a campionato finito, le sofferenze sarebbero terminate. Macché.

Ogni periodo di pausa o di riflessione è condito da incontri a Villa San Martino, in quella che è ormai considerata la residenza dove si consumano le scelte più curiose di una società senza bussola. L’anno scorso, ad agosto, da lì venne fuori la conferma di Allegri, a novembre la quasi dismissione di Galliani e questa settimana la promozione di Inzaghi a tecnico della prima squadra, anche se manca ancora l’ufficialità. Il Milan è forse la prima società che si riunisce con il nuovo allenatore senza prima aver cacciato il vecchio. L’organigramma dice ancora Clarence Seedorf, anche se questi sta solo aspettando la comunicazione ufficiale, prima di godersi i Mondiali da commentatore e poi il mare, da stipendiato di Berlusconi, a meno che nella faccenda non interverranno i famigerati avvocati, come molti lasciano intendere. Ma cos’avrà mai combinato il professore olandese? La mia idea è che qualunque cosa sia successa, avrebbe dovuto far fede il contratto da circa sei milioni lordi annui fino al 30 giugno 2016, perché come dicono i saggi, solo alla morte non c’è rimedio. Pagare per pagare, a questo punto ti tieni in panchina un allenatore che di certo non ha fatto male, e in più ha unito sotto la sua figura carismatica, più di tre quarti della tifoseria rossonera, cosa che ad Allegri non è mai riuscita, giusto per fare un esempio. O vogliamo davvero credere che Clarence è stato messo alla porta a causa dell’ostracismo di alcuni “senatori” che in quanto a personalità non sono paragonabili nemmeno al mignolo di Seedorf? Domande legittime, alle quali speriamo di avere presto risposta.

Sta di fatto che la situazione non è rosea in nessun ambito. Il mercato è bloccato, i nomi vengono fuori più per inerzia che per reale interesse. Rami e Taarabt si allontanano ogni giorno di più, nonostante costino relativamente poco e siano stati i due migliori interpreti rossoneri da gennaio a maggio. Per il marocchino, il riscatto sembrava molto vicino, ma la promozione del club che detiene il suo cartellino (il Qpr) ha reso il tutto più difficile. Il Milan non può nemmeno tirare fuori quei sei/sette milioni per assicurarsi le prestazioni del buon Adel, ragion per cui, molto probabilmente, a breve inizieranno a circolare spifferi secondo i quali non sarebbe adatto al modulo di Inzaghi. Perché in fondo, nonostante la tragicomicità di molte operazioni, in seno al Milan sono orgogliosi, e odiano ammettere che oggi non ci si può permettere nemmeno chi, in altri tempi, sarebbe stato preso senza pensarci su manco un minuto. Più che altro si prova a scremare una rosa troppo ampia per affrontare una sola competizione. Nocerino si avvicina giorno dopo giorno al Torino, Essien ha diversi estimatori in Grecia e Robinho è per l’ennesima volta in predicato di tornare in Brasile. Più difficile piazzare Niang, Traorè, Birsa e compagnia cantante. L’arrivo di Inzaghi convincerà Abate a rinnovare, anche perché nello staff dell’ex bomber di Atalanta, Juventus e Milan dovrebbe entrare anche il padre del terzino campano, ovvero Beniamino Abate, nelle vesti di preparatore dei portieri. Al fianco di Superpippo ci sarà ancora Mauro Tassotti, eterno secondo della panchina del Diavolo che sembrava a un passo dall’addio dopo oltre trent’anni di gloriosa carriera con i nostri due colori addosso, ma alla fine è stato convinto da Galliani e dallo stesso Inzaghi. A patto che Pippo diventi ufficiale prima o poi. Perché quando si parla di Milan, le mani sul fuoco non le mette più nessuno…

 

PS – La liquidazione di Galliani al 31 maggio 2014, oscillerebbe tra il valore di mercato di Leo Messi e il debito pubblico degli Stati Uniti. Una nuova stima approssimativa verrà fatta nei prossimi giorni.

 

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