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EDITORIALE DEL GIORNO
Seedorf vince due volte, contro la Fiorentina e contro gli isterici. Europa, provarci è un dovere.
Il dolce sapore della vittoria, finalmente.
Da molto tempo ormai non assaggiavamo il nettare delicato e gustoso dei tre punti. Non si vinceva dal 23 febbraio, dalla vittoria in casa della Sampdoria. Oltre un mese di sofferenze, di partite giocate bene a metà, di sconfitte pesanti, di vorrei ma non posso. Quello di Firenze è stato un Milan normalizzato, più attento dietro, molto più compatto e deciso di quanto non era stato nelle gare precedenti. Alla fine di tutto ha vinto Seedorf, il quale ha risposto alle critiche come solo i fuoriclasse sanno fare, sul campo. Settimane pesanti quelle che hanno preceduto le due trasferte di Roma e Firenze, settimane in cui si è detto e scritto tutto e il contrario di tutto. Il tecnico olandese messo alla gogna in modo discutibile e isterico. Sì, isterico, perché quando si passa dall’affermare che il nuovo allenatore arriva per preparare il futuro a criticarlo per i risultati che consegue nel presente, non si può vedere altro che pretestuosità. Si sono utilizzati tutti i cavilli per screditare dapprima l’allenatore e poi la persona Seedorf, parlando di rapporti difficili con i suoi ragazzi, di atteggiamenti al limite del presuntuoso, addirittura di uova al tegamino. In virtù di tutto ciò, viene solo da pensare che la guerra intestina in atto nei piani alti non faciliti le cose, anzi. Da quel famoso comunicato Ansa di novembre infatti, di costruttivo c’è stato ben poco, e le brutture consumate sui media anche sulla figura di Seedorf ne sono l’emblema.
Il Milan non vinceva in casa di una delle altre sei sorelle (Juventus, Inter, Lazio, Roma, Fiorentina e Napoli) dall’ottobre del 2011, da quando l’allora Milan di Allegri si impose sul campo della Roma per 3-2. Era però una Roma non all’altezza delle grandissime, quella allenata da Luis Enrique, la quale chiuse il campionato al settimo posto. Ma era soprattutto un altro Milan. Una squadra che schierava campioni del calibro di Nesta, Thiago Silva, Van Bommel e Ibrahimovic. Per trovare una vittoria contro un avversario di pari rango o giù di lì, bisogna addirittura scorrere indietro di un altro anno, quello dell’ultimo Scudetto, per arrivare a conteggiare le doppie vittorie contro Inter e Napoli, rispettivamente seconda e terza di quel campionato. Da quella stagione tre anni di buco nero, di buio e di sottomissione continua alle altre potenze del calcio italiano. Proprio da qui deve ripartire il Milan per tornare a fare paura, riacquisire un’identità e imporsi contro squadre dello stesso livello o di livello superiore. E Seedorf questo lo sta facendo bene, con tutte le insidie e i problemi del caso. Se la società deciderà finalmente di appoggiare totalmente un progetto tecnico e tattico, le soddisfazioni non mancheranno, è una mia convinzione ovviamente, spero suffragata presto dai fatti.
La stagione è ampiamente compromessa, questo è palese. Ma un’applicazione costante da qui a maggio potrebbe comunque portare soddisfazioni inaspettate. La zona Europa League è ora lontana nove punti, potenzialmente sei in caso di vittoria nel derby di ritorno (fondamentale se si vuole davvero lottare per il sesto posto). Non un divario incolmabile, ma nemmeno poca roba per intenderci. Il calendario ci viene in soccorso: le prossime quattro saranno contro Chievo, Genoa, Catania e Livorno. Tre su quattro a San Siro tra l’altro. Dare seguito ai due risultati utili ottenuti contro Lazio e Fiorentina è un obbligo, per non lasciare nulla di intentato prima di ripartire l’anno prossimo, in quella che sarà la stagione più importante di tutte in termini di ricostruzione e progettualità. Provarci è importante, dimostrerebbe che la squadra è ancora viva, nonostante non sia il massimo iniziare dai preliminari di fine luglio-inizio agosto, considerando anche i Mondiali di mezzo.
Ad ogni modo, il tifoso milanista ormai non ha più voglia di proclami, di frasi sbandierate e date in pasto ai media per compiacere, ma ha bisogno di una proprietà e di una dirigenza che parlino chiaro, di un progetto per intenderci. Qualcosa di sconosciuto ultimamente. Le delegittimazioni studiate a tavolino lasciamole ad altri, ripartiamo tutti insieme da qui, dalla bella vittoria di Firenze. Tutti uniti, finalmente. Per far sì che il dolce sapore della vittoria non sia più un’eccezione, ma la regola. Come lo è stato sempre.
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