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EDITORIALE DEL GIORNO
Tutti contro Balotelli? O Balotelli contro tutti?
Tutti contro Mario. O Mario contro tutti, a seconda dei punti di vista. Quel che è certo è che, da una settimana all’altra, la luna attorno a Balotelli è diventata storta, forse in modo definitivo.
Qualche giorno fa, appena prima di Italia-Costa Rica, avevo invitato tutti ad andarci piano con le celebrazioni, perché un gol con l’Inghilterra, per quanto importante, non mi sembrava ancora sufficiente per cantare vittoria. Ebbene ancora una volta Mario, suo malgrado, ha finito per darmi ragione. Le sue prestazioni contro Costa Rica e, soprattutto, Uruguay sono diventate il simbolo di un’eliminazione bruciante, per certi versi persino peggiore di quella del 2010. Allora infatti uscimmo dal mondiale con i campioni del 2006, gente che aveva finito la benzina (a cominciare da Marcello Lippi) ma che si meritava comunque un grazie grande come una casa. Questa volta invece sono i giovani ad aver tradito, Balotelli su tutti. Intendiamoci, non voglio partecipare al “tiro a Mario”, diventato ormai da qualche giorno lo sport nazionale per eccellenza, solo evidenziare quanto è già sotto gli occhi di tutti. So bene anch’io, come ha ricordato Galliani, che l’Italia è composta da 23 giocatori e che l’eliminazione è colpa di tutti, ma ogni squadra, per poter ambire a grandi traguardi, deve avere un leader tecnico, un trascinatore, una stella. La nostra doveva essere Balotelli, soprattutto contro l’Uruguay. E invece il suddetto, nell’afa di Natal, si è fatto notare solo per un’ammonizione pesante (diffidato, avrebbe saltato l’ottavo contro la Colombia), un fallo di mano, un paio di tuffi ai limiti della simulazione, qualche protesta all’indirizzo dell’arbitro. Il peggio però è arrivato poco dopo, non sul campo ma tra le segrete mura (?) dello spogliatoio. Le urla di Buffon, i rimproveri di Prandelli, gli sguardi torvi di Pirlo, Chiellini e De Rossi: nulla è riuscito a smuovere Mario dalla sua apatia e arroganza, tanto che il ct lo ha sostituito con Parolo. E il giorno dopo poi le chicche finali, con quel twit ai limiti della follia e la cresta bionda in spregio al buongusto. Un disastro in piena regola insomma, che potrebbe persino precludergli un futuro con la nazionale. Ora però il vero problema se lo ritrova il Milan. Che fare con questo giocatore? Dargli nuovamente fiducia o venderlo al miglior offerente? Entrambe le ipotesi presentano delle controindicazioni piuttosto evidenti: riconfermarlo infatti è un terno al lotto, tanto più in una squadra in evidente crisi di valori, cederlo però è tutt’altro che facile a meno che la merce non venga esposta a prezzi di saldo, quasi stracciati. Non a caso Wenger ha fatto sapere pubblicamente che l’Arsenal non è interessata e dalla Francia non giungono notizie particolari. Trattasi dunque di patata bollente, da gestire con cautela. Alla luce di tutto ciò la domanda sorge spontanea: ha senso rischiare di scottarsi per uno così?
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