Il Milan rimescola le carte. Ecco come cambierà fuori e dentro il campo

20140528-161447-58487761.jpg

Ha vinto Adriano Galliani. Ha preso forma domenica sera nella residenza privata del presidente Silvio Berlusconi la strategia di rilancio del Milan.

Parola d’ordine della notte rossonera che ha stravolto le logiche del diavolo: restaurazione. Dopo mesi di saliscendi e di tornanti da far girare la testa, Galliani ha infatti trovato il modo di riprendersi ciò che era suo, vale a dire la capacità, meglio, la possibilità di dare del tu a Berlusconi nelle faccende più delicate di casa Milan.

Il primo effetto di questo rinnovamento che sa di tradizione, l’ormai probabilissima nomina di Filippo Inzaghi a nuovo tecnico della prima squadra al posto dell’olandese volante Clarence Seedorf, sedotto e abbandonato per ragioni di etichetta. Se Seedorf rappresentava il nuovo che avanza nella visione del numero uno del club, Inzaghi è la conferma di una promessa che l’a.d. aveva consegnato a Superpippo nei giorni freddi e maledetti dello scorso gennaio.

Tutto in una notte. Nel travaglio della tornata elettorale, Berlusconi ha fatto sue le mozioni del suo fidatissimo braccio destro e ha battezzato cavaliere un altro illustre ex rossonero, felice e pure di più di ricevere in dono la fiducia di chi non gli aveva mai fatto mancare la propria stima. Galliani, prima di tutto, che sapeva che presto o tardi sarebbe stato il suo turno e che per questo gli aveva caldamente sconsigliato di accettare la proposta del Sassuolo, pronto a offrirgli la panchina su cui sedeva Eusebio Di Francesco. Inzaghi era l’uomo giusto al posto giusto.

Per placare le ire dei tifosi, che ancora facevano fatica a digerire la separazione (costosissima) da Seedorf, il tecnico che pure se tra dubbi e incertezze era riuscito a rimettere in sesto una squadra che rischiava di affondare. E per dare continuità al verbo aziendale, perché Superpippo conosce l’etichetta rossonera e ha dimostrato a più riprese, prima da calciatore poi da tecnico delle giovanili, di rispettarla senza se e senza ma.

Scelta giusta, lo dice anche Carlo Ancelotti, timoniere del Real Madrid neocampione d’Europa e riferimento imprescindibile per pianificare il rilancio rossonero. «Pippo è la persona giusta per il Milan – ha detto il tecnico che ha regalato la Decima alle merengues – Ha un entusiasmo straordinario e poi conosce l’ambiente. Certo, ha poca esperienza. Ma quella è mancata anche a me, all’inizio. Dovrà studiare i metodi di allenamento, è quella la cosa più complicata. Ma su di lui non ho dubbi». Tutti d’accordo, quindi, è tempo di ricostruire. Fuori e dentro il campo. Non cambia tuttavia l’imput di partenza: il Milan ai milanisti, per cuore, curriculum e vocazione. Il pensiero stupendo che potrebbe divenire realtà nelle prossime ore si chiama Arrigo Sacchi. Il mago di Fusignano, titolare e protagonista assoluto dell’egemonia rossonera in ambito internazionale sul finire degli anni Ottanta, sarebbe in lizza per ritornare alle dipendenze di Berlusconi. Questa volta come responsabile del settore giovanile, incarico che anche se con numeri e logiche diverse ricopre attualmente per la Federcalcio.

L’arrivo di Sacchi potrebbe agevolare un rimescolamento delle carte anche in zona Inzaghi. Detto che il progetto è ancora tutto da scoprire e da verificare, il sì dell’ex c.t. della Nazionale italiana spingerebbe Filippo Galli, altro fidatissimo del clan Galliani, dal 2009 chioccia e consigliere delle promesse rossonere, a sedersi accanto a Superpippo come suo vice sulla panchina che già frequentò nella stagione 2008-09, quando dirigeva i giocatori per conto di Carlo Ancelotti insieme a Mauro Tassotti. Per quest’ultimo, due le possibilità: rimanere per fare da garante all’ennesimo passaggio di consegne oppure seguire le sorti di Massimiliano Allegri, cui è legato da una profonda stima e amicizia. Comunque vada, con Inzaghi a dettare le regole sulla lavagna, Galliani non dovrebbe più perdere la pazienza in tribuna, perché è assai probabile che l’ex attaccante condivida con l’a.d. i modi e i tempi del Milan che sarà. Qualche esempio? Due su tutti: il rilancio sulle fasce di De Sciglio e Abate, che con Seedorf hanno vissuto giorni difficili, e la convinzione che Balotelli debba giocare a braccetto con una prima punta di ruolo, come Pazzini. Ha vinto Galliani. Dunque, ha vinto il Milan.

Fonte: ilsole24ore

1,084 Visite totali, nessuna visita odierna

Commenti

commenti