Tra nuovo stadio, Mediaset e Champions, l’affare può farlo il Milan

PB_Milan_Arabi

Il tempo, si sa, è galantuomo. E, generalmente, dà le risposte che tutti, prima o dopo, si attendono.

Anche nel calcio. Questione di calma e pazienza. Di sapere attendere.

E di pazienza, certamente, i tifosi rossoneri, ne hanno non poca.

Abituati a trionfare, insieme alla loro squadra, in ogni sorta di competizione, a sciorinare cori gioiosi nelle strade e nelle piazze, a mostrare con orgoglio quella maglia dalle strisce verticali rosse e nere con lo scudetto (18), la Coppa dei Campioni (7), l’effige del club più titolato al mondo, oggi i tifosi del Milan devono ingoiare bocconi amari come forse, negli ultimi 28 anni, sotto la presidenza Berlusconi, mai era accaduto.

Abituati a campioni senza tempo e senza età del nome di Baresi, Maldini, Tassotti, Ancelotti, Gullit, Rijkaard, Van Basten, Shevchenko, Gattuso, Pirlo, Inzaghi, Nesta, Seedorf, oggi, allo stadio come da casa, si vedono invece in campo controfigure dei campioni che furono, inadatti a calcare certi palcoscenici e forse non del tutto consapevoli del valore della maglia che indossano.

Parametri zero e prestiti gratuiti, giocatori a fine carriera o scarti di altre squadre. E senza talento, senza personalità, senza voglia di allenarsi (troppi twitter e foto in allegria quando dovrebbe regnare un religioso silenzio), senza una vera e seria programmazione, i palcoscenici familiari e trionfali del passato si tramutano ora in ripide e quasi insormontabili montagne da scalare. E gli errori, le disattenzioni, individuali e di reparto, e le brutte figure si susseguono con triste ma precisa costanza.

Come uscire fuori da questa impasse?

Come far tornare il Milan ai fasti di un tempo?

Come rivedere caroselli ed auto di tifosi rossoneri festanti per strada e nelle piazze?

Programmando, lavorando ed investendo nel mercato. Senza spese pazze, perchè non ne è più il tempo per nessuno, ma con oculatezza, come detto qualche giorno fa dal vicepresidente Paolo Berlusconi. Non spendere tanto ma spendere bene, con un occhio al merchandising, al nuovo stadio in zona Expo di prossima costruzione, alle spese fisse da contenere (gli ingaggi dei giocatori).

In tal senso, la notizia dell’acquisto da parte di Mediaset dei diritti in esclusiva per le prossime tre edizioni della Champions League per 700 mln di euro non può passare inosservata. Pier Silvio Berlusconi, giustamente, da vicepresidente dell’azienda di famiglia, gonfia il petto per un affare che mette Sky, dopo anni, alla porta, abbattendone un pericoloso monopolio. Ma il prezzo dell’affare, come detto, è alto. Molto. Forse troppo per le casse di un’azienda che, seppur florida, risente, come tutti, della crisi, e non sarebbe in grado, per motivi di bilancio, di fare, oggi, un simile investimento.

Quindi?

Quindi, come scrive oggi la Gazzetta dello Sport, e vociferato da più parti, dietro potrebbe esserci altro. Nuova Sede, nuovo stadio, nuovi investimenti. E forse nuovi capitali esteri, per la precisione arabi. Si dice che Al Jazeera, quindi gli sceicchi arabi, sarebbe prossima ad un ingresso nel pacchetto di minoranza della pay tv italiana. Un passo importante e forse il primo, perchè le voci dei contatti tra gli arabi e la famiglia Berlusconi si susseguono ormai da mesi, come quelle sulle presunte e precedenti trattative per la cessione di una quota del Milan.

Ora, forse, tramite Mediaset, gli arabi potrebbero arrivare davvero, portando soldi, idee e nuovi capitali. Forse anche per il Milan.

Perchè senza voglia di investire da parte della proprietà, la risalita necessita di capitali freschi.

Anche arabi.

 

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foto: paperblog.com

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