Lippi: ”Il vero top player è l’allenatore. Ancelotti il n° 1, Guardiola nella storia”

MR-Marcello Lippi

Lippi, quanta voglia di allenare… “Ma non vorrei che qualcuno ora pensasse: ‘Si sta mettendo sul mercato’. Non è il mio caso. Ma ho voglia di calcio, mi ritrovo a vedere partite e pensare a cosa farei, chi sostituirei. Se capita l’occasione, bene, altrimenti fa lo stesso”.

Gli allenatori sono contesi quasi come i top player?
“Sì. È tramontata l’idea che un tecnico conti il 20% se va bene. Non è così e non lo è mai stato per Mourinho, Capello, Van Gaal, anche Lippi e altri: sono gli stessi grandi giocatori a pretendere una guida forte e sicura. Non un padre, un fratello o uno simpatico. Ma chi ti fa vincere e migliorare i contratti”.

Cosa fa la differenza?
“Non solo le competenze tecniche. Serve un tecnico esperto e competente, che entri nella testa dei giocatori e tiri fuori il meglio”.

Lei dice che Allegri è quello che le somiglia di più…
“A cominciare dall’arrivo alla Juve a 46 anni. Sa cambiare in stagione e anche a partita in corso, come facevo io. E ha coraggio. Non era mica da tutti mettere Morata in panchina. Peccato però per il k.o. a Siviglia: era evitabile, cambia la Champions”.

Guardiola è la prima rivoluzione dopo Sacchi?
“Certo. Ha creato e allenato la squadra più forte di sempre: il Barça, oltre a vincere tutto, ha conquistato due Europei e un Mondiale con i suoi giocatori. Ha dato un contributo importante alla storia del calcio. Oggi è uno dei due-tre migliori al mondo. Anche se il numero uno al momento è un altro”.

Chi?
“Ancelotti. Nessuno come lui. Ha vinto in ogni campionato e lo farà anche in Germania. Soprattutto non c’è un calciatore che abbia mai detto una parola negativa nei suoi confronti”.

Come giocherebbe l’eventuale nuova squadra di Lippi?
“Modulo base 4-3-3, quando si conquista palla gli attaccanti esterni si accentrano, formando un quadrilatero con le due mezzali e costringendo i difensori a seguirli. Gli esterni diventano ali con un corridoio più libero per crossare: se poi hai un centravanti alto, meglio così. E i due centrali difensivi si alzano in linea col play per una difesa a tre”.

FONTE GAZZETTA.IT

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