Alfredo Di Stefano, un campione straordinario

Elio Arienti 2

Oggi – e chiedo scusa a lor signori ma soprattutto ai tifosi rossoneri – non ho proprio nessuna voglia di scrivere di Milan. Tanto, credete a me, per quello che di beffardo ci sta offrendo una dirigenza assai poco credibile, non ne vale davvero la pena…!

Oggi è un giorno come tanti altri ma per me (e per il calcio in generale) quantomai infausto perchè solo qualche ora fa è venuto a mancare uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi, uno di quelli che, da giovane imbelle, mi hanno fatto sognare, amare e scrivere di questo meraviglioso sport; una leggenda, un mito, un fuoriclasse assoluto, un campione straordinario, Alfredo Di Stefano, la “saeta rubia” (il fulmine biondo), il diadema più puro e splendente del Real Madrid post-bellico.

Qualcuno, ingenerosamente ed anche un po’ ingenuamente lo ha voluto paragonare ad altri straordinari pedatori come Edson Arantes do Nascimiento, in arte Pelè e Diego Armando Maradona. Ma come si fa, mi chiedo, a mettere a confronto giocatori tanto fantastici (anche se – eccezion fatta per la “stella verdeoro” – di epoche diverse e di un calcio immortale); un campione è un campione, un unicum nel suo genere, con la sua personalità, il suo modo di stare in campo, e quel talento che gli permette di proporsi al proscenio rispetto alla mediocrità tout-court. Uno straordinario interprete del suo tempo (presidente onorario delle merengues) che mai, in carriera – ma anche dopo – ha voluto proditoriamente rovinare il suo appeal faticosamente conquistato con gesti inurbani, fuori logica che oggi invece, stranamente e incredibilmente, sono la normalità, la consuetudine, il tratto caratterizzante e disinibito del calcio 2.0.

Argentino di nascita, spagnolo d’adozione ma con quel casato che sa molto di italica stirpe, avrebbe dovuto, almeno nei piani, vestire d’azulgrana; invece l’allora Caudillo, Francisco Franco, l’uomo forte dell’epoca, lo spedì in direzione Madrid per indossare la camiseta blanca, il segno distintivo e fascinoso della Real Casa. Lui, ovviamente, non ci mise molto a farsi largo e con Francisco Gento e Ferenc Puskas (senza però dimenticare Raymond Kopa, francese, altro meraviglioso fuoriclasse di quel calcio senza tempo) formò un trio d’attacco di grande suggestione capace di conquistare 8 titoli nazionali e ben 5 Coppe dei Campioni consecutive (in una delle quali, la finale del ’58, fece piangere anche noi tifosi milanisti…) oltre a due Palloni d’Oro che lo hanno, in quel periodo, incoronato e posto al di sopra di tutti e di tutto. Ora però quel “Grande Vecchio”, col quale si poteva parlare di calcio senza remore e timori guardandolo negli occhi, ci ha lasciato, se n’è andato in silenzio. E allora rendiamogli vanto come merita… Non serve rivisitare la Storia perchè la Storia del calcio è lui, el senor Alfredo. Addio superbo campione, non ti dimenticheremo mai!

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