Milan: ci vuole coerenza non improvvisazione!

Elio Arienti 2

Orrido, orripilante, angosciante… Non ci sono più aggettivi per descrivere questo penoso, irriconoscibile, inadeguato, drammatico Milan.

Assistere ad una partita dei rossoneri, oggi, è come vivere un tormento, un supplizio, un incubo… E il risveglio da questa condanna, poi, è – se possibile – ancora peggio perché non capisci, non riesci a renderti conto e volendo pensarci, non puoi neppure immaginare quello che sarà l’immediato futuro di questa squadra, da qui alla fine del campionato. Insomma un calvario, una sofferenza, una tortura.

Ancora una sconfitta, la terza in quattro partite… Il Milan è in caduta libera senza freni e soprattutto privo di un paracadute che ne attutisca l’inevitabile tonfo. Tutti contro tutti e chi di dovere – guarda un po’ -, se ne frega bellamente (ma dai!) facendo, per di più, finta di arrabbiarsi. Che faccia di bronzo! Una società completamente allo sbando e una squadra che, inevitabilmente, ne sta seguendo le sorti. Ma come si è giunti sin qui, a queste brutture, a tale sfacelo? Le colpe, solitamente, in momenti di difficoltà come questi, vanno divise equamente, in parti uguali; ma stavolta no, stavolta c’è chi ne ha più di altri. Inutile nasconderlo… Se non si ha più la passione, la determinazione e la generosità (si, la generosità, vero Cavaliere!) per mantenere ad alti livelli la propria creatura, il gioiello di famiglia più appariscente, il diadema – anche se un po’ costosetto – con il quale ci si è costruiti, nel tempo, una reputazione, meglio lasciar perdere, salutare e “passare la mano” piuttosto che trascinarsi stancamente verso il baratro.
Filippo Inzaghi è ormai a fine corsa, appeso ad un filo, la Lazio in Coppa Italia sarà il suo canto del cigno? Probabilmente sì, speriamo però, per il bene del Milan e dei suoi tifosi, che non si voglia prolungare ulteriormente l’agonia perché quel che è scritto è scritto, scolpito nella pietra, marchiato col fuoco. Ma perché, vien da chiedersi – col senno di poi, sempre! -, si è voluto mettere una squadra di modesti pedatori nelle mani di un neofita, di un principiante? Bah, sarebbe davvero bello poterlo scoprire. E’ lui, dunque, l'”alchimista”, il capro espiatorio… E mentre tutti, in società si travestono da Ponzio Pilato lavandosene abbondantemente le mani, ecco apparire, quasi per incanto – come s’addice nelle migliori famiglie – il gioco di società per antonomasia, “lo scaricabarile” e sul buon Pippo, l’ultimo, l’anello debole della catena, viene puntato il dito accusatore e scaricate ogni sorta di amenità. Grottesco! Siamo davvero alle comiche!
Certo, lui, l'”apprendista stregone” ci ha messo del suo, eccome, ma questo scempio non è di oggi, viene da lontano e adesso se ne raccolgono i frutti inaciditi e maleodoranti. Ora però è tardi per recitare un eventuale e improvvido “mea culpa”; serve – almeno per salvare l’onore e la dignità – correre ai ripari immediatamente e senza indugi. Bando alle ciance, quindi, è d’obbligo una sferzata severa, un “colpo di coda” decisionale e cambiare rotta. Inutile scendere dai cieli patri su Milanello a rincuorare la squadra e dinanzi ai microfoni e taccuini aperti dei giornalisti lanciare esagerati proclami o incontinenti intemerate a seconda del momento. Coerenza ci vuole, coerenza… Non improvvisazione!

 

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