Basta polemiche! Torniamo a gettare il cuore oltre l’ostacolo!

Elio Arienti 2

Le sterili polemiche non servono a nulla. Dunque, diamoci un taglio… D’accordo, alzare leggermente la voce e far sentire a chi di dovere che non si è qui solo per essere presi in giro ma che anche il Milan – pluridecorato e pluriblasonato – ha una dignità e un orgoglio che non possono essere manovrati ad uso e consumo di chi vuole metterlo in un angolo inerte e senza profferire parola, non è solo logico ma doveroso.

Ma è pure doveroso, forse anche più di una strigliatina qua e la a seconda dei momenti, ricreare le condizioni per tornare a primeggiare in Italia, in Europa e nel mondo (per dirla alla Berlusconi…) invece che lasciarci andare senza reagire alle vicissitudini di un calcio che, da sempre, privilegia chi invece di porsi al proscenio a tutto tondo preferisce essere protagonista nel proprio, ristretto orticello senza ambire a traguardi ben più importanti e prestigiosi.

E allora vien da chiedersi perché il privilegio dell’imposizione tout-court va sempre e soltanto alla Juventus, ad una Vecchia Signora e alla sua incoerente, allegorica “corte dei miracoli” che continua, da una parte, a macinare scudetti e dall’altra a prendere sberle se solo s’azzarda a mettere un piede fuori dall’uscio di casa. Si, in Italia solo il Milan – benché qualcuno (e mi spiace per i benpensanti del nobile casato bianconero e non solo) si faccia scherno di una verità che fa male o “rosichi” e alzi spallucce ogniqualvolta gli si rovesci sul viso le proprie malefatte – può giustamente fregiarsi, per lo straordinario palmares e per il carisma che lo sorregge, del titolo di “squadra internazionale”; e allora, ci si spieghi per quale strano motivo o per quale inimmaginabile alchimia si vien trattati da appestati, da infetti, a cui nulla è dovuto nonostante si sia portato il nostro calcio, più e più volte, in cima al tetto del mondo. Tutto ciò è davvero disgustoso oltreché umiliante ed ora, come se non bastasse, ci si deve sentire ulteriormente ridicolizzati da “geometriche invenzioni” che non hanno nulla a che fare con il calcio giocato.

Adesso basta, davvero! Torniamo a gettare il cuore oltre l’ostacolo ribadendo che il Milan non è affatto morto. Anzi… Magari leggermente acciaccato, questo si, sdraiato su un letto d’ospedale con la mascherina dell’ossigeno alla bocca per tenerlo in vita ma che, anche in queste condizioni tutt’altro che esaltanti non concediamo a nessuno – e dicasi… nessuno – di farsi beffe di noi. Questa società è ancora in grado, se solo si volesse tornare a quel minimo comun denominatore che ha fatto del Milan la Storia del calcio nostrano, di dettare legge e imporsi, oltreché con il calcio-spettacolo di cui sono capaci i suoi impareggiabili interpreti, anche con la forza delle proprie idee e dei propri quarti di pedatoria nobiltà. No, non intendo affatto essere blasfemo affermando che Madama non può competere con i rossoneri per titoli ed eccellenza, ma molto più semplicemente non capisco questa alterazione estremamente discordante nei vari momenti della partita e dell’intera stagione. Si rimettano le cose a posto, dunque, si torni alla normalità… E il Milan, statene certi, saprà farsi carico delle proprie responsabilità tornando protagonista e vincente. Ma basta con i giochini di una casta – e di un Palazzo – che non ha più ragion d’essere.

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