Milan: Ormai solo personaggi da Operetta

Elio Arienti 2

Eccomi qui, come tutti i martedì di ogni settimana, a dover redigere l’editoriale per Milanorossonera.it. Stavolta, però, ho parecchie difficoltà – e non lo nego affatto – nel mettere insieme quattro frasi in grado di definire adeguatamente questo incomprensibile, tormentato e tormentoso Milan.

Sapeste come vorrei potermi riferire al Milan degli Immortali e degli Invincibili – quello dei Baresi, Maldini, Gullit, Van Basten eccetera -, li almeno avrei avuto di che sbizzarrirmi nel raccontare e nell’incensare quella squadra e quel periodo storico. O, venendo più ai tempi nostri, anche quello dei vari Shevchenko e Kakà, quello per capirci di Carlo Ancelotti in panca. Periodi magici, non c’è che dire…

Ora invece bisogna raccontare di tutt’altro, solo e soltanto di nefandezze pedatorie, di improbabili giocatori, di una società che, di fatto, s’è lasciata andare forse sin troppo soddisfatta dei suoi trascorsi. E allora che dire? Nulla… Semplicemente ammettere che al Milan, bello e incredibilmente ammaliante cui eravamo abituati ha lasciato il posto un’accozzaglia di imbarazzanti personaggi da operetta, nemmeno in grado di fare da “portaborse” a quei campioni, a quei fenomeni che hanno scritto nel tempo e a caratteri cubitali la Storia fascinosa e affascinante dei rossoneri. E’ davvero penoso constatare che  non si riesce a vincere neppure volendolo: da una parte perché non puoi competere – per qualità, tecnica e personalità – con le altre grandi e blasonate al pari tuo; dall’altra, con le cosiddette “provinciali”, non ti puoi confrontare per temperamento e carattere. Insomma non c’è un avversario che sia abbordabile per questo Milan.

Che fare, dunque… Serve solo sperare che qualcosa muti, da qui a breve, altrimenti sono guai seri. Serve ritrovare l’antico spirito, ma dove andarlo a cercare? Nel nostro passato, certamente, adeguandolo però al periodo che stiamo vivendo e che, calcisticamente parlando, non è proprio da… copertina. No, non mi piace fare da cassa di risonanza alle brutture di questo Milan, non lo sopporto. Vorrei scrivere di meraviglie dei nostri ragazzi, di emozioni che alimentano esponenzialmente la “grandeur” di Casa Milan, di nuovi sensazionali trionfi che abbelliscano ulteriormente la nostra bacheca e la rendano ben più imponente e maestosa. Insomma vorrei scrivere di un Milan senza tempo. Invece no, purtroppo… Per parlare di Milan devo giocoforza limitarmi all’effimero, a tutto ciò che è fragile, precario, fuggevole. E non è questo che voglio e che mi piace raccontare.

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