Inter-Milan: I tifosi avrebbero meritato un altro spettacolo

Paolo Vinci

Cari Lettori Rossoneri,

ho volutamente atteso un giorno per scrivere il consueto “Editoriale” per poter meglio riflettere su quanto emerso dalla stracittadina milanese della trentunesima giornata di campionato.

Dopo che nell’anticipo, una coriacea Juventus suggellava definitivamente, stroncando una buona Lazio, il suo 31° scudetto (patetico chi, in dispregio delle regole del gioco, dell’arbitro e della Lega, si arroga, da sé ed ex se, il diritto, inesistente e sconfessato da sentenze passate in giudicato, di aggiungersi puerilmente i due revocati!), il quarto consecutivo e dopo che, nel pomeriggio domenicale, la Roma palesava ancora una volta, coi suoi limiti endemici, l’essere oramai completamente “in panne”.

Da più parti considerata la magra classifica delle due milanesi, rispettivamente il Milan nono e l’Inter decima, si auspicava un derby della Madonninarigeneratore”, che desse un po’ di lustro ad una stagione tremendamente negativa su entrambe le sponde del Naviglio e che riportasse almeno un ricordo di tutti quei “derbyssimi” del passato.

Da un lato, ben 75mila tifosi, in maggior parte di fede nerazzurra giocando in casa l’Inter, avevano acquistato il biglietto per questa partita e gremivano una San Siro che era da spolvero con le due curve che presentavano splendide coreografie; dall’altro, 200, leggasi duecento (!), emittenti televisive, da ogni angolo del Globo, mandavano in onda l’evento.

Bei numeri. Di altri tempi. Che avrebbero… meritato, altro spettacolo!

Del resto, tutti si chiedevano: “sarà un derbyssimo o un derbyno?”.

La partita, aldilà del risultato finale (0 a 0, “a reti bianche”, come si soleva dire un tempo) ha dato un verdetto esaustivamente incontestabile, tanto è stato chiaro e concludente: DERBYNO!

Ci dispiace che l’onesto e solitamente obiettivo Mancini, in conferenza post gara, non sia stato d’accordo, sul punto, con chi Vi scrive, affermando che aldilà della magra classifica, non è stato “un derbyno”.

Forse, l’Allenatore dell’Inter non aveva ancora smaltito l’adrenalina, contro l’arbitro Banti, per la mancata concessione di un rigore che forse, poteva starci, ma che il direttore di gara non ha ritenuto di concedere, dando un’interpretazione alla norma non rigorosa e valutando che Antonelli era girato di spalle ed a pochissimi centimetri dall’attaccante interista, allorquando ha toccato, col braccio, il suo tiro, deviandolo in corner.

Mancini, a dire il vero, era anche rabbuiato perché la sua Inter, in una seconda frazione di gioco veemente, nel corso della quale ha letteralmente schiacciato il Milan, avrebbe meritato miglior sorte, in quanto ha inanellato due-tre azioni da gol che avrebbero meritato miglior fortuna. Un’Inter che lui aveva ben plasmato in corsa, chiudendo, con una gabbia, nel secondo tempo, le accelerazioni di Suso.

Ed il Milan?

E’ questo il punto dolens della serata e, sotto certi aspetti, dell’intero campionato Rossonero.

Un Milan che ha presentato si qualche buona individualità, Suso su tutti (perché il buon Pippo non lo ha fatto giocare prima, avendolo a disposizione sin da gennaio?!), lo stesso Van Ginkel (vale stesso discorso di Suso, anche se l’olandese non ha effettuato una prestazione a livello dello spagnolo) ed il solito monumentale Diego Lopez, oltre alla coppia difensiva Mexes (in partenza) – Alex (che, purtroppo, non finisce mai una sola partita, una che fosse una!), ma null’altro!

Anzi..

Anzi, la squadra ha subito, anche rispetto alla stessa prestazione casalinga con la Sampdoria, che aveva sancito, se non matematicamente, sostanzialmente in modo virtuale e definitivo, l’abbandono definitivo dei residui sogni milanisti di rientrare in Europa, una involuzione tecnico-tattica, un passo indietro “comportamentale”, un chiaro “deficit psicologico”.

Proprio allorquando occorreva “buttare il cuore aldilà dell’ostacolo” contro un’Inter dal centrocampo rimaneggiatissimo (assenti per squalifica sia Brozovic, sia il miglior suo elemento, Guarin), i Rossoneri hanno inanellato (si fa per dire…) tutta una serie di errori, di involuti passaggi, con il baricentro arretrato a ridosso della linea mediana, se non addirittura della propria area di rigore, con undici giocatori quasi costantemente dietro la linea della palla.

In buona sostanza, si è lasciata l’iniziativa ai Cugini, che hanno dominato i primi venti minuti dell’incontro e (quasi) tutto il secondo tempo.

Assurdo poi l’atteggiamento rinunciatario avuto dai Rossoneri nel secondo tempo. E, soprattutto, pericoloso, considerato che l’Inter non è un fulmine di guerra e che è sembrata, sia come stato atletico, sia psicologico e quindi di tenuta generale, ben più avanti del Milan.

Il pareggio ottenuto, quindi, in questo “derbyno” del posticipo domenicale della 31^, oltre a costituire una sentenza definitiva per l’Europa (la triste Milano di questi tempi non avrà, a meno di clamorosi miracoli, per la prima volta da quando sono state inventate le competizioni Europee, una propria squadra in Europa, proprio nell’anno della finale di Champions League a San Siro!), pone in tutta evidenza lo stato delle due squadre meneghine.

Uno stato non entusiasmante. Direi, senza tema di essere tacciato di pessimismo, preoccupante. Anche e soprattutto in proiezione futura.

A meno che non siano vere, sotto questa nostra sponda del Naviglio, l’unica che tanto ci sta a cuore, le voci che, sempre più incessanti, parlano di una rinascita societaria, con tanti nuovi soldoni da investire.

Da dove provengano non è importante.

Quel che conta è che arrivino. E che siano spesi bene.

Pecunia non olet.

Non è forse vero?

ArmateVi di Santa Pazienza, Meravigliosi Tifosi Rossoneri!

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