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EDITORIALE DEL GIORNO
Genoa-Milan? Un diluvio in piena regola!
La sconfitta di Marassi contro il Genoa ha aperto (finalmente) le cateratte del cielo. E giù secchiate d’acqua, un diluvio (calcistico-verbale, sia chiaro!) in piena regola. A farne le spese – primo fra tutti, ma non poteva essere diversamente -, Filippo Inzaghi e le sue scelte di campo, i suoi arzigogolati (fra)intendimenti pedatori.
E allora torniamo al dunque; non voglio dire “l’avevo detto” (sarebbe, ora, sin troppo comodo e parecchio agevole), ma “sparare sulla Croce Rossa”, oggi, non servirebbe a nulla e a nessuno. In fondo che cosa ci si sarebbe dovuti aspettare da un neofita della panchina, da un “aspirante stregone”… Di fare i miracoli? Di mutare l’acqua in vino, di far galoppare, come puledri di razza un gruppo di asini imbolsiti e male in arnese, giocatori – a parte qualche rarissima eccezione – senza arte né parte?
No, dai non scherziamo. A Filippo Inzaghi un rimprovero, uno solo, però, va fatto, quello di non avere spina dorsale, di non avere gli attributi necessari per mettersi a confronto con una società e una dirigenza che lo ha voluto semplicemente perché sapeva benissimo di avere per le mani il più classico degli “yes man”, un uomo da manipolare a proprio uso e consumo. E lui – purtroppo – pur di poter sedere su quella panchina non ha esitato ad accettare tutto e il contrario di tutto. Ma chiediamoci il motivo per il quale, ad esempio, Clarence Seedorf è stato letteralmente cacciato (ed anche in modo brutale) da quel compito che oggi è invece appannaggio del “nostro” Pippo nazionale. Perché il “tulipano nero” aveva personalità da vendere e con quella sua debordante e a tratti irriguardosa personalità non ha affatto esitato a rilasciare dichiarazioni “ad effetto” che avevano non poco infastidito (e scosso dalle fondamenta) tutto l’ambiente. Ma lui voleva il bene del Milan, Superpippo, col suo silenzio e la sua calma amletica, anche? E’ una domanda sulla quale varrebbe davvero la pena di riflettere.
Avevamo detto – e io per primo – che l’altra domenica contro l’Udinese a San Siro il Milan aveva toccato l’apice del consenso: bella partita, discreto spettacolo, gol e vittoria. Bene… Anche perché i bianconeri friulani erano sembrati, al cospetto di quel Milan, ben poca cosa, un’accozzaglia di giocatori inutili e anche – per quel che avevano dato in campo – poco dignitosi. Sette giorni dopo ci troviamo l’Udinese a pari punti in classifica e allora vien da chiedersi: ma questo Milan che sin dall’inizio di stagione in parecchi avevano elogiato è tanto più forte di quest’Udinese? Dunque, cosa si vuole da questa squadra, da questo allenatore? La luna (intesa come scudetto) non ce la può certo regalare, non è alla sua portata; ma neppure quel terzo posto che vale l’ingresso (dalla porta di servizio) alla Champions League. Forse – e se la dea bendata ci assiste – la Coppa Italia che oggi varrebbe (ma solo in termini di prestigio, non certo economici) un… perù! Quindi, rimbocchiamoci le maniche e guardiamo al presente (società sana e pareggio dei conti), per il futuro (vittorie, successi e trionfi) c’è tempo. Per quel futuro, però servono una squadra vincente e un tecnico di polso. Non solo proclami. Ma oggi – purtroppo – è solo questo ci possiamo permettere… !
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