La partita chiamata Derby

Fabio Conte

Si avvicina una partita, la partita, che già potrebbe segnare significativamente tutta la stagione. Niente di irrimediabile sia chiaro, ma le dinamiche all’interno dello spogliatoio potrebbero già decretare un vincitore.

Un vincitore che, se ci sarà vittoria, sarà Sinisa Mihajlovic e la sua linea dura. Sicuramente il Mister rossonero pensava fosse meno grave la patologia caratteriale che da tempo affligge la squadra e l’ambiente e che ha avuto nella scorsa stagione alcuni momenti della fase più acuta. La paura, la mancanza di sicurezza, l’assenza di certezze  bloccano ancora talvolta le gambe dei giocatori rossoneri, al di là del valore tecnico. Finché gli impegni sono stati amichevoli la squadra ha segnato miglioramenti in linea con i nuovi acquisti. Ma ecco che quando gli appuntamenti si sono fatti decisivi sono riapparsi vecchi fantasmi. La critica severa alle seconde linee dopo l’amichevole di Mantova è figlia della delusione che il Mister ha patito alla consapevolezza di non avere chi morde il freno per entrare in campo, chi dovrebbe metterlo in difficoltà nelle scelte, di non avere dunque la possibilità di una rotazione che possa sopperire alle assenze o a cali di forma. Certo gli schemi e la tattica devono aiutare l’eventuale carenza tecnica e quindi sarà responsabilità di Mihajlovic migliorare, e molto, il metodo di gioco da offrire ai giocatori, ma quello che in questi ultime annate ha deluso di più il pubblico è sta la mancanza di tenacia ed ardore con atteggiamenti che portavano a dubitare chi fosse il padrone di casa a San Siro, mai dando il giusto timore riverenziale.

Così arriva la partita, quella partita, che nessuno vuol perdere, che bisogna vincere per dar ragione a chi ha strigliato per il bene di tutti, anche di chi è stato strigliato. Non credo che la società abbia eccepito sui toni, spero non l’abbia fatto, se mai sull’esternazione pubblica. Certo siamo lontani dallo stile bonario di Carlo Ancelotti, se mai le assonanze si possono trovare con l’ardore di Sacchi o la durezza di Capello che erano gestite però con maggior riservatezza. La grande maggioranza dei tifosi però è a fianco del Mister che ha parlato chiaro, che è stato deciso e sincero anche dopo la vittoria contro l’Empoli assumendosi le proprie responsabilità per il deludente livello di gioco espresso. L’ansia e l’incertezza che attanagliano la squadra devono essere spazzate con energia e velocemente. C’è da scuotere, c’è da ricostruire: è difficile ed impegnativo ma i giocatori ci sono, vediamo se ci saranno gli uomini.

Questa partita, la partita che si chiama Derby, non è una partita dove si possono mostrare dubbi, timori, remore. E’ la partita dove si dovrà remare assieme, compattarsi,  combattere. Di fronte, una squadra totalmente rinnovata di cui si dovrebbero vedere gli eventuali pregi più in là nella stagione, quando l’assemblaggio sarà ultimato e che quindi potrebbe oggi presentare qualche lacuna. Infortuni e forma non lasciano molto spazio alle scelte dell’allenatore ma Mihajlovic dovrà decidere la formazione guardando negli occhi  undici volontari che bramano scendere in campo, undici gladiatori senza paura pronti alla battaglia,  a cui dare qualche indicazione ma nessuna motivazione, perché la motivazione è, dev’essere, sarà nella parola stessa:  Derby.

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